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sabato 3 dicembre 2011

Bhopal, 25 anni di ingiustizia

Riprendo dal sito di Amnesty International questo articolo su uno dei crimini più vergognosi del neocolonialismo liberista: l' "incidente" di Bophal.
"Incidente", avvenuto 25 anni fa, ma che continua la sua scia di morte e malattie ancora oggi.
Incidente è un termine fuoroviante: richiama qualcosa di casuale e non voluto. A Bophal, il disprezzo per le condizioni di vita delle persone che vivevano nei pressi della fabbrica e degli operai che vi lavoravano, è un crimine contro l'umanità. Basti pensare che le misure di sicurezza per analoghi stabilimenti situati nel territorio statunitense erano ben diverse da quelle attuate in India.


Bhopal, 25 anni di ingiustizia: iniziative della Sezione Italiana di Amnesty International in occasione del 25° anniversario del disastro di Bhopal



(1 dicembre 2009)


Roma, 6 novembre 2009: manifestazione di fronte l'Ambasciata dell'IndiaBhopal è un caso emblematico nel contesto della responsabilità delle aziende. Non è, infatti, soltanto una tragedia dei diritti umani del secolo scorso, ma rappresenta tuttora un triste esempio di come la legge protegga le imprese potenti ma spesso abbandoni a se stesse le persone che vivono in povertà. A distanza di 25 anni, gli abitanti di Bhopal non sono mai stati in grado di rivendicare i propri diritti e continuano a soffrire per le conseguenze del disastro.


La Sezione Italiana di Amnesty International ha organizzato diverse iniziative per ricordare il disastro di Bhopal e per riportare sotto i riflettori dell'opinione pubblica una tragedia che causò la morte di circa 25.000 persone e che ancora oggi, dopo 25 anni, resta drammaticamente attuale.




Dal 2 al 6 novembre scorso, insieme a Greenpeace Italia, ha ospitato il "Bhopal bus tour". Una delegazione di sopravvissuti al disastro avvenuto nella città indiana nel 1984 è arrivata in Italia e ha perso parte a una serie di manifestazioni, iniziative e incontri pubblici a Roma e Milano.


Il 2 dicembre presso la Sala Farnese del Palazzo Comunale di Bologna, si è tenuta la conferenza "Sviluppo economico e diritti umani: il caso dell'India a 25 anni dal disastro di Bhopal".


Dal 24 novembre al 6 dicembre è allestita, presso lo Spazio Manica Lunga del Palazzo Comunale di Bologna (Piazza Maggiore 6), la mostra "India: modernità e tradizione. Un viaggio attraverso l'India di oggi tra sviluppo economico e diritti umani".


La storia


Nella notte tra il 2 e il 3 dicembre, decine di tonnellate di isocianato di metile, un agente chimico utilizzato nella produzione di pesticidi, e oltre 12.000 chili di reagenti chimici fuoriuscirono dallo stabilimento di pesticidi della Union Carbide (oggi Dow Chemical Company) di Bhopal, in India. Nel giro di pochi giorni ci furono tra le 7000 e le 10.000 vittime e altre 15.000 persone morirono nei 20 anni successivi. La maggior parte viveva in condizioni di povertà negli insediamenti abitativi precari che circondavano la fabbrica. Le vittime erano spesso l'unica o la principale fonte di reddito delle rispettive famiglie e molti hanno perso anche il bestiame, altra fonte di reddito fondamentale. A causa dei problemi di salute, in migliaia hanno perso il lavoro o la capacità di guadagnare denaro. In pratica, tutti quelli che sono stati colpiti dalla fuoriuscita dei gas sono stati trascinati ancora più a fondo nella povertà.


A distanza di quasi 25 anni, l'area di Bhopal non è ancora stata bonificata né sono state condotte inchieste adeguate sull'incidente e sulle sue conseguenze. Centinaia di migliaia di persone continuano a soffrire di malattie associate al disastro, come disturbi respiratori, cancro, ansia e depressione, malformazioni genetiche e i sopravvissuti sono tuttora in attesa di ottenere una riparazione equa e adeguata per le sofferenze che il disastro ha provocato.


Sebbene il disastro sia avvenuto 25 anni fa, il terribile impatto della fuoriuscita di gas tossici sulla popolazione, sui terreni, sulle falde acquifere e nell'aria, è ancora presente. Molti sopravvissuti aspettano ancora di ottenere un risarcimento economico. Il sito della fabbrica non è ancora stato decontaminato. La fuoriuscita delle sostanze chimiche, così come il loro impatto, non sono mai state adeguatamente affrontate. Le misure messe in atto dal governo indiano per avviare una riabilitazione dei sopravvissuti al disastro - sia dal punto di vista delle cure mediche sia della riabilitazione socio economica - sono state insufficienti. Nel febbraio 2001, inoltre, la Union Carbide è passata sotto il totale controllo della Dow Chemical Company. Anche se la Union Carbide continua a essere un'entità giuridica separata, la sua identità aziendale e tutte le sue attività sono interamente integrate con quelle della Dow che, tuttavia, continua a dichiarare pubblicamente di non avere alcuna responsabilità per la fuoriuscita delle sostanze tossiche o per l'inquinamento provocato dall'impianto di Bhopal.


Nell'agosto 2008, il governo indiano si è impegnato ad affrontare alcune delle richieste della gente di Bhopal. Una delle sue principali promesse era di istituire una Commissione con pieni poteri sul disastro di Bhopal con autorità e risorse adeguate per guidare e coordinare l'azione di governo. Secondo il governo, il processo di costituzione della Commissione è stato ritardato a causa delle elezioni politiche del 2009. Tuttavia, nel luglio 2008 una bozza del mandato della Commissione era già stata approvata da alcuni ministeri e il primo ministro aveva più volte sostenuto l'iniziativa.


Per info e contatti:
Amnesty International, Gruppo di Bologna
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Per approfondimenti e interviste:
Amnesty International Italia - Ufficio stampa
Tel. 06 4490224 - cell.348-6974361, e-mail press@amnesty.it

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