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mercoledì 7 ottobre 2009

MINIMA LEX

Il Lodo Alfano è anticostituzionale?

Nel nostro paese è stato ripristinato un minimo di legalità...
In Italia chi porta il burqa è fuorilegge (o, almeno, così vorrebbero i leghisti). Chi invece vuole la balcanizzazione della stessa Italia, perseguendo l'indipendenza della cosidetta padania, siede in Parlamento e fa le leggi. Anche quelle contro la Costituzione...

lunedì 5 ottobre 2009


IN AFGHANISTAN...LA GUERRA C’E’

Dopo la morte dei sei soldati italiani il bollettino di guerra afgano deve registrare altri otto militari statunitensi caduti nei combattimenti dopo un’attacco dei guerriglieri a postazioni Usa al confine con il Pakistan. Proprio ieri i vertici militari statunitensi si stavano interrogando su una analoga sconfitta subita esattamente un anno prima nello stesso posto indicandola come elemento di crisi della loro campagna militare in Afghanistan.

La sporca guerra afgana, quindi, continua a otto anni dal suo inizio con i bombardamenti anglo-statunitensi su Kabul (7 ottobre 2001). La resistenza all’occupazione si è rafforzata come è stato affermato dai comandanti militari, che chiedono alla Nato, ad Obama, ai paesi occidentale alleati, piu’ truppe e un maggiore impegno bellico.

Nonostante un sostanziale accordo bipartisan che si esprime con una maggioranza parlamentare che vota compatta i finanziamenti del governo italiano alla missione militare in Afghanistan, negli ultimi anni è cresciuta e si è consolidata nel nostro paese - ma anche in altri paesi Europei e negli stessi Stati Uniti - una opinione maggioritaria che chiede il rientro dei soldati e la fine del massacro.

L’opposizione alla guerra si è estesa nonostante la disinformazione, le bugie, gli inganni e la retorica irritante che accompagna e giustifica l’avventura bellicista.

MERCOLEDI 7 OTTOBRE ore 17.00
Alla sede di "Carta" (sala L. Pintor")
Via dello Scalo San Lorenzo,67 Roma

ASSEMBLEA CITTADINA
Per discutere come continuare la mobilitazione contro la guerra in Afghanistan, per il ritiro immediato e incondizionato dei militari italiani, per preparare la giornata di mobilitazione del 4 novembre prossimo indicata dal PATTO CONTRO LA GUERRA
Rete Nazionale "Disarmiamoli"

www.disarmiamoli.org

domenica 4 ottobre 2009

Dossier immigrazione Caritas-Migrantes
Agenzia Redattore Sociale

Presentano la ricerca: La criminalità degli immigrati: dati, interpretazioni e pregiudizi
Roma, 6 ottobre 2009 – Ore 11.00
Sala conferenze Fnsi (Corso Vittorio Emanuele n. 349)
Il “tasso di criminalità” degli immigrati regolari nel nostro paese è leggermente più alto di quello degli italiani, ma solo per le fasce di età più giovani e, prendendo in considerazione alcuni altri fattori, i due tassi si equivalgono.
Il coinvolgimento degli immigrati in attività criminose è legato in maniera preponderante alla condizione di irregolarità.
Non esiste alcuna corrispondenza tra l’aumento degli immigrati e l’aumento dei reati in Italia.
I cosiddetti reati “strumentali” o relativi alla condizione stessa di immigrato incidono moltissimo sul carico penale delle persone immigrate.
Sono alcune delle principali conclusioni della ricerca realizzata dall’équipe del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes insieme con l’Agenzia Redattore Sociale.
Avvalendosi della “circolarità delle fonti”, di inedite correlazioni, di confronti su periodi temporali omogenei e sufficientemente lunghi, la ricerca offre nuovi strumenti per la comprensione delle delicata tematica. E ridimensiona in modo netto la portata di numerose affermazioni che in questi anni hanno contribuito ad alimentare l’allarme per “l’emergenza criminalità” degli stranieri.

PROGRAMMA
Saluto:
Franco Siddi – Segretario Federazione Nazionale Stampa Italiana

Interventi:
Franco Pittau – Coordinatore Dossier Immigrazione Caritas-Migrantes
Lucio Barletta – Avvocato, esperto di immigrazione
Vittorio Rizzi – Polizia di Stato, Capo della Squadra Mobile di Roma
Roberto Natale – Presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana
Laura Boldrini – Portavoce Unhcr Italia
Conduce: Stefano Trasatti – Direttore dell’Agenzia Redattore Sociale

Con preghiera di partecipazione.
Informazioni:
- Dossier Immigrazione Caritas/Migrantes: 06 66514345 (int. 1 o 2).
- Redattore Sociale: 0734 681001 – 348 3027434.

da una mail del Redattore sociale

venerdì 2 ottobre 2009

Care amiche e amici,

in occasione della Giornata Mondiale della Nonviolenza, oltre ad offrire una riflessione di
Giancarla Codrignani (http://www.centrostudi-px.it/focus/focus-2.htm), il Centro Studi Economico-Sociali per la Pace presenta il prossimo Seminario dedicato interamente a questo tema che ci accomuna nel profondo dei nostri ideali e della nostra mistica: http://www.centrostudi-px.it/seminari/seminario-091121.htm


un augurio di Pace a tutti!

per il Centro studi, Alberto Vitali


21-22 Novembre 2009

LA NONVIOLENZA UNICA VIA ALLA PACE
NELLA CULTURA CIVILE E RELIGIOSA

Firenze, Casa per la Pace

Sabato 21

9.30: Saluto introduttivo di Mons. Luigi Bettazzi

10.00: Radici bibliche della Nonviolenza e loro incidenza sulla mentalità religiosa attuale.
(Carmine Di Sante, teologo e saggista)

11.30: coffee break

12.00: dibattito

13.00: pranzo

15.00: “Ed egli ti dominerà”. Nonviolenza e differenza di genere (Elizabeth Green, pastora della Chiesa Battista)

16.30: coffee break

17.00: La mediazione come pratica di nonviolenza nei rapporti interpersonali.(Fernanda Werner, mediatrice dei conflitti, Cooperativa Dike)

a seguire dibattito

Domenica 22

9.30: La nonviolenza nella comunicazione: utopia o possibilità? (Carlo De Cicco, giornalista - vicedirettore de L'Osservatore Romano)

11.00: coffee break

11.30: Dall'idea alla prassi della Nonviolenza: quali proposte concrete - Tavola rotonda
(Modera Tomaso Zanda, insegnante e pubblicista)

13.00: pranzo

"La politica e’ la più alta forma di carità” (Paolo VI)


CENTRO STUDI ECONOMICO-SOCIALI PER LA PACE

Sede legale
Impruneta (FI), c/o Pax Christi-Casa per la Pace
via Quintole per le Rose 131/133

Segreteria
Milano, via Pinturicchio, 35
Tel. 02.70607095 - Fax 02.70605268
segreteria@centrostudi-px.it

giovedì 1 ottobre 2009


Riflessioni di un uomo sull’origine e il futuro del cosmo

A Padova lo scienziato inglese Stephen Hawking

Un abitante su 750 al mondo ha letto il suo libro best-seller "Dal Big Bang ai buchi neri".
Infatti egli, pur costretto da una paralisi progressiva in un corpo malato che gli rende difficile la comunicazione col mondo esterno ormai da oltre 40 anni, ha escogitato con successo qualsiasi mezzo per far conoscere all’Umanità quanto scoperto.
Invitato a Padova dall’8 all’11 maggio 2006 per ricevere la cittadinanza onoraria e le chiavi della città che ebbe Galileo Galilei come proprio docente universitario, Stephen Hawking ha fatto della propria vita un cammino di ricerca e di divulgazione.
Alla domanda del perché egli abbia deciso di scrivere libri divulgativi su argomenti così complessi quali l’astronomia e la fisica posta, Hawking ha risposto testualmente: "Vogliamo tutti capire da dove veniamo. Voglio che la gente condivida la passione per le scoperte che stiamo facendo sulle complicate teorie astrofisiche. In fondo si tratta di cittadini che pagano le tasse per sostenere la ricerca e che hanno quindi il diritto di saperne di più".
Lo scienziato e la Cosmologia
Lavorando nella sua casa-laboratorio all’Università di Cambridge, dove occupa la cattedra che fu di Newton, Hawking ha così affrontato e risolto diversi problemi lasciati aperti da Einstein, quali l’unificazione tra la Fisica della Gravitazione e la Fisica Quantistica.
Insieme a Roger Penrose, ha dimostrato che la Relatività Generale implica un’origine dello spazio e del tempo che è iniziata con il Big Bang e che termina nei Buchi neri. Ha inoltre analizzato l’ipotesi che il nostro universo comprenda almeno 11 dimensioni, oltre alle tre spaziali e quella temporale.
Il lavoro scientifico da lui condotto insomma si concentra in prevalenza sulla natura della gravità, nel tentativo di pervenire a una unificazione di questa forza con le altre tre forze fondamentali dell’Universo. Un’altra importante teoria avanzata da Hawking nel 1974 è quella sull’evaporazione dei buchi neri che viene considerata con grande attenzione dalla comunità scientifica poiché essa rappresenta la prima e completa teoria che tenta di integrare la relatività con la meccanica quantistica: secondo lo studioso, i buchi neri emetterebbero energia in modo continuo con una temperatura che è inversamente proporzionale alla loro massa. Tale emissione sarebbe responsabile di una perdita di massa continua da parte del buco nero, per cui esso si ridurrebbe a poco fino a scomparire del tutto.
Una novità rispetto alla precedente teoria che riteneva i buchi neri come pozzi senza fondo che inghiottivano materia senza lasciar sfuggire nulla dalla loro superficie, neppure la luce.
L’uomo e la Vita
Costretto da una paralisi progressiva, oggi si muove con difficoltà e riesce a comunicare solo muovendo leggermente un occhio, che manda input a un computer dotato di sintetizzatore vocalico. Il suo carattere forte l’ha portato a essere indicato come esempio di una persona che ha saputo lottare con successo da più di 40 anni contro una disabilità che gli avrebbe lasciato pochi anni di vita: "Una volta, calcolai, che nei tre anni trascorsi a Oxford studiai un migliaio di ore circa, con una media di un’ora al giorno - scrive Hawking nel suo libro best-seller "
Buchi neri e universi neonati" (Biblioteca Universale Rizzoli, 1998) - Non è che sia fiero di quella mia negligenza: sto solo descrivendo quale fosse a quel tempo il mio atteggiamento che condividevo del resto con la maggior parte dei miei compagni di studio: un atteggiamento di noia completa e la sensazione che non ci fosse nulla per cui valesse la pena di sforzarsi. Una conseguenza della malattia che mi colpi fu quella di modificare radicalmente tale atteggiamento: quando ci si trova dinanzi alla prospettiva di morire molto presto, ci si rende conto che la vita merita di essere vissuta e che ci sono molte cose che si ha voglia di fare..." E ancora: "Ho avuto la sclerosi laterale amiotrofica praticamente per tutta la mia vita adulta; eppure essa non mi ha impedito di avere una famiglia fantastica e di avere successo nel mio lavoro grazie all’aiuto che ho ricevuto da mia moglie, dai miei figli e da un gran numero di altre persone e organizzazioni. Fortunatamente la mia malattia è progredita più lentamente di quanto spesso non avvenga. Ciò dimostra che non si devono necessariamente perdere le speranze" .
La voglia di vivere e di conoscere che lo ha sorretto fino a oggi diventa così un modello per quanti altrimenti cederebbero sotto il peso delle proprie angosce e delle proprie esperienze dolorose, vinti dalla sorte: "E’ un mito per me – ha affermato un ragazzo presente all’incontro tenutosi al Palazzetto S. Lazzaro di Padova davanti a 4 mila studenti – E’ riuscito a combattere la sua malattia con tutto il suo spirito". Egli è dunque un esempio sia per i sani che per i malati: "E’un simbolo per noi disabili", ha aggiunto visibilmente commosso un giovane disabile.
 
Nel corso della conferenza stampa di Padova gli sono state rivolte alcune domande che hanno messo in luce il suo pensiero di scienziato e di uomo.
Professor Hawking, saranno la religione o la scienza a spiegare le origini del cosmo?
La scienza e la religione sono due spiegazioni alternative e ognuno sceglie quella che preferisce. Io preferisco quella della scienza.
Professor Hawking, come è fatta la materia oscura?
La materia normale, quella da cui sono formati i corpi celesti, rappresenta il 5% della massa dell’Universo. L’altro 25% è la materia oscura che non possiamo vedere ma di cui vediamo una conseguenza, la gravità. Pare che il 70% dell’Universo sia nella forma di ‘energia oscura’, una forma di materia misteriosa che causa l’espansione dell’Universo... Potrebbe essere una specie di campo di forza in lento decadimento o come penso io ‘energia del vuoto’.
E’ possibile immaginare qualcosa prima del Big Bang?
E’ come chiedere cosa c’è di più a Nord del Polo Nord. E’ una domanda priva di senso.
Un giorno sarà possibile spiegare in modo totale e completo come si è formato l’Universo?
Negli ultimi 100 anni abbiamo fatto grandi passi per capire come si è formato l’Universo. Abbiamo le leggi, tranne per i casi estremi come l’origine dell’Universo e i buchi neri. Molti, me compreso, hanno sperato di trovare una teoria ultima per spiegare tutto nell’Universo, con poche formule e un candidato molto forte pare sia la Teoria M. Possiamo sperare di poterla capire per imparare il senso della nostra esistenza. Non è una teoria singola, ma è una collezione di teorie approssimativamente diverse della stessa. Sembra che non ci sia possibile formulare la teoria sulla quale si basano tutte, se non in modo approssimato, insomma. Perciò è probabile che non riusciremo mai nella nostra impresa per arrivare a una conoscenza completa dell’Universo.
Ma in un certo senso sono contento. Dopo aver scoperto la teoria di Tutto, per la scienza sarebbe come scalare le montagne dopo aver scalato l’Everest, la più alta del mondo. La razza umana ha bisogno di una sfida intellettuale continua, sarebbe noioso essere Dio e non aver più nulla da scoprire
E’ possibile ipotizzare una vita sugli altri Pianeti?
Potrebbe essere possibile, altrove nell’Universo così come per la Terra.
Non siamo soli, ma altra vita può essere molto molto lontana.
E’ possibile viaggiare oltre la velocità della Luce?
Se fosse possibile fare questo, sarebbe allora possibile viaggiare a ritroso nel tempo. Io non ho mai incontrato nessuno dal futuro, per cui non credo sia possibile.
Questa consapevolezza farà dell’esplorazione della Galassia una faccenda molto lenta. E’ quindi impossibile visitare altre Galassie.
 
La conoscenza dell’Universo cui apparteniamo assomiglia a un gioco di scatole cinesi: ne estrai una per estrarne un’altra per continuare a estrarne ancora, in un processo che potrebbe durare all’infinito. Una sorta di cipolla che si continua a pelare strato dopo strato, nel tentativo di definirne il nucleo centrale che poi si rivela per quello che è: il Nulla.
Senza perché a cui rispondere, l’Uomo è condannato alla noia eterna. Ma niente paura: anche se si giungesse a una risposta definitiva sul come ha avuto origine l’Universo e su quale sia la nostra ragione di essere, una domanda affiorerà incontenibile, come ha osservato lo stesso Hawking: "Io avrei avuto successo nella mia ambizione di scoprire come ha avuto inizio l’Universo. Ma non so ancora perché abbia avuto inizio..."
Paola Fantin http://www.tg0.it/doc.php?foglio=2&doc=650
tratto da Riflessioni di un uomo sull’origine e il futuro del cosmo
A Padova lo scienziato inglese Stephen Hawking
Un abitante su 750 al mondo ha letto il suo libro best-seller "Dal Big Bang ai buchi neri".
Infatti egli, pur costretto da una paralisi progressiva in un corpo malato che gli rende difficile la comunicazione col mondo esterno ormai da oltre 40 anni, ha escogitato con successo qualsiasi mezzo per far conoscere all’Umanità quanto scoperto.
Invitato a Padova dall’8 all’11 maggio 2006 per ricevere la cittadinanza onoraria e le chiavi della città che ebbe Galileo Galilei come proprio docente universitario, Stephen Hawking ha fatto della propria vita un cammino di ricerca e di divulgazione.
Alla domanda del perché egli abbia deciso di scrivere libri divulgativi su argomenti così complessi quali l’astronomia e la fisica posta, Hawking ha risposto testualmente: "Vogliamo tutti capire da dove veniamo. Voglio che la gente condivida la passione per le scoperte che stiamo facendo sulle complicate teorie astrofisiche. In fondo si tratta di cittadini che pagano le tasse per sostenere la ricerca e che hanno quindi il diritto di saperne di più".
Lo scienziato e la Cosmologia
Lavorando nella sua casa-laboratorio all’Università di Cambridge, dove occupa la cattedra che fu di Newton, Hawking ha così affrontato e risolto diversi problemi lasciati aperti da Einstein, quali l’unificazione tra la Fisica della Gravitazione e la Fisica Quantistica.
Insieme a Roger Penrose, ha dimostrato che la Relatività Generale implica un’origine dello spazio e del tempo che è iniziata con il Big Bang e che termina nei Buchi neri. Ha inoltre analizzato l’ipotesi che il nostro universo comprenda almeno 11 dimensioni, oltre alle tre spaziali e quella temporale.
Il lavoro scientifico da lui condotto insomma si concentra in prevalenza sulla natura della gravità, nel tentativo di pervenire a una unificazione di questa forza con le altre tre forze fondamentali dell’Universo. Un’altra importante teoria avanzata da Hawking nel 1974 è quella sull’evaporazione dei buchi neri che viene considerata con grande attenzione dalla comunità scientifica poiché essa rappresenta la prima e completa teoria che tenta di integrare la relatività con la meccanica quantistica: secondo lo studioso, i buchi neri emetterebbero energia in modo continuo con una temperatura che è inversamente proporzionale alla loro massa. Tale emissione sarebbe responsabile di una perdita di massa continua da parte del buco nero, per cui esso si ridurrebbe a poco fino a scomparire del tutto.
Una novità rispetto alla precedente teoria che riteneva i buchi neri come pozzi senza fondo che inghiottivano materia senza lasciar sfuggire nulla dalla loro superficie, neppure la luce.
L’uomo e la Vita
Costretto da una paralisi progressiva, oggi si muove con difficoltà e riesce a comunicare solo muovendo leggermente un occhio, che manda input a un computer dotato di sintetizzatore vocalico. Il suo carattere forte l’ha portato a essere indicato come esempio di una persona che ha saputo lottare con successo da più di 40 anni contro una disabilità che gli avrebbe lasciato pochi anni di vita: "Una volta, calcolai, che nei tre anni trascorsi a Oxford studiai un migliaio di ore circa, con una media di un’ora al giorno - scrive Hawking nel suo libro best-seller "
Buchi neri e universi neonati" (Biblioteca Universale Rizzoli, 1998) - Non è che sia fiero di quella mia negligenza: sto solo descrivendo quale fosse a quel tempo il mio atteggiamento che condividevo del resto con la maggior parte dei miei compagni di studio: un atteggiamento di noia completa e la sensazione che non ci fosse nulla per cui valesse la pena di sforzarsi. Una conseguenza della malattia che mi colpi fu quella di modificare radicalmente tale atteggiamento: quando ci si trova dinanzi alla prospettiva di morire molto presto, ci si rende conto che la vita merita di essere vissuta e che ci sono molte cose che si ha voglia di fare..." E ancora: "Ho avuto la sclerosi laterale amiotrofica praticamente per tutta la mia vita adulta; eppure essa non mi ha impedito di avere una famiglia fantastica e di avere successo nel mio lavoro grazie all’aiuto che ho ricevuto da mia moglie, dai miei figli e da un gran numero di altre persone e organizzazioni. Fortunatamente la mia malattia è progredita più lentamente di quanto spesso non avvenga. Ciò dimostra che non si devono necessariamente perdere le speranze" .
La voglia di vivere e di conoscere che lo ha sorretto fino a oggi diventa così un modello per quanti altrimenti cederebbero sotto il peso delle proprie angosce e delle proprie esperienze dolorose, vinti dalla sorte: "E’ un mito per me – ha affermato un ragazzo presente all’incontro tenutosi al Palazzetto S. Lazzaro di Padova davanti a 4 mila studenti – E’ riuscito a combattere la sua malattia con tutto il suo spirito". Egli è dunque un esempio sia per i sani che per i malati: "E’un simbolo per noi disabili", ha aggiunto visibilmente commosso un giovane disabile.
 
Nel corso della conferenza stampa di Padova gli sono state rivolte alcune domande che hanno messo in luce il suo pensiero di scienziato e di uomo.
Professor Hawking, saranno la religione o la scienza a spiegare le origini del cosmo?
La scienza e la religione sono due spiegazioni alternative e ognuno sceglie quella che preferisce. Io preferisco quella della scienza.
Professor Hawking, come è fatta la materia oscura?
La materia normale, quella da cui sono formati i corpi celesti, rappresenta il 5% della massa dell’Universo. L’altro 25% è la materia oscura che non possiamo vedere ma di cui vediamo una conseguenza, la gravità. Pare che il 70% dell’Universo sia nella forma di ‘energia oscura’, una forma di materia misteriosa che causa l’espansione dell’Universo... Potrebbe essere una specie di campo di forza in lento decadimento o come penso io ‘energia del vuoto’.
E’ possibile immaginare qualcosa prima del Big Bang?
E’ come chiedere cosa c’è di più a Nord del Polo Nord. E’ una domanda priva di senso.
Un giorno sarà possibile spiegare in modo totale e completo come si è formato l’Universo?
Negli ultimi 100 anni abbiamo fatto grandi passi per capire come si è formato l’Universo. Abbiamo le leggi, tranne per i casi estremi come l’origine dell’Universo e i buchi neri. Molti, me compreso, hanno sperato di trovare una teoria ultima per spiegare tutto nell’Universo, con poche formule e un candidato molto forte pare sia la Teoria M. Possiamo sperare di poterla capire per imparare il senso della nostra esistenza. Non è una teoria singola, ma è una collezione di teorie approssimativamente diverse della stessa. Sembra che non ci sia possibile formulare la teoria sulla quale si basano tutte, se non in modo approssimato, insomma. Perciò è probabile che non riusciremo mai nella nostra impresa per arrivare a una conoscenza completa dell’Universo.
Ma in un certo senso sono contento. Dopo aver scoperto la teoria di Tutto, per la scienza sarebbe come scalare le montagne dopo aver scalato l’Everest, la più alta del mondo. La razza umana ha bisogno di una sfida intellettuale continua, sarebbe noioso essere Dio e non aver più nulla da scoprire
E’ possibile ipotizzare una vita sugli altri Pianeti?
Potrebbe essere possibile, altrove nell’Universo così come per la Terra.
Non siamo soli, ma altra vita può essere molto molto lontana.
E’ possibile viaggiare oltre la velocità della Luce?
Se fosse possibile fare questo, sarebbe allora possibile viaggiare a ritroso nel tempo. Io non ho mai incontrato nessuno dal futuro, per cui non credo sia possibile.
Questa consapevolezza farà dell’esplorazione della Galassia una faccenda molto lenta. E’ quindi impossibile visitare altre Galassie.
 
La conoscenza dell’Universo cui apparteniamo assomiglia a un gioco di scatole cinesi: ne estrai una per estrarne un’altra per continuare a estrarne ancora, in un processo che potrebbe durare all’infinito. Una sorta di cipolla che si continua a pelare strato dopo strato, nel tentativo di definirne il nucleo centrale che poi si rivela per quello che è: il Nulla.
Senza perché a cui rispondere, l’Uomo è condannato alla noia eterna. Ma niente paura: anche se si giungesse a una risposta definitiva sul come ha avuto origine l’Universo e su quale sia la nostra ragione di essere, una domanda affiorerà incontenibile, come ha osservato lo stesso Hawking: "Io avrei avuto successo nella mia ambizione di scoprire come ha avuto inizio l’Universo. Ma non so ancora perché abbia avuto inizio..."
Paola Fantin http://www.tg0.it/doc.php?foglio=2&doc=650
tratto da http://www.homolaicus.com/scienza/uomo_universo5.htm

lunedì 28 settembre 2009

UNA SOLA UMANITA': INTERVISTA A MONSIGNOR A.M. VEGLIO

Un articolo dell'"Osservatore romano" tratto da "La nonviolenza è in cammino". Mons. A.M. Vegliò è presidente dl Pontificio consiglio per i Migranti di cui segretario è mons. Marchetto. Shalom S.P.

UNA SOLA UMANITA'. NICOLA GORI INTERVISTA ANTONIO MARIA VEGLIO'
[Dal quotidiano "L'Osservatore Romano" del 25 settembre 2009 col titolo "Il
dovere della solidarieta' verso i rifugiati e i migranti" e il sottotitolo
"Intervista a monsignor Antonio Maria Veglio', a cura di Nicola Gori"]


Alla Chiesa non compete valutare le scelte politiche in materia di
immigrazione, ma spetta comunque la responsabilita' di richiamare tutti al
"dovere della solidarieta' verso coloro che vivono in situazioni di maggiore
vulnerabilita', come rifugiati e migranti". Lo afferma l'arcivescovo Antonio
Maria Veglio', presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i
Migranti e gli Itineranti, ricordando che quello all'asilo e' "un diritto
umano fondamentale", il cui rispetto "viene prima dei problemi concreti
legati alla sua attuazione". Anche se - riconosce - esistono difficolta'
economiche e giuridiche reali che richiedono "politiche lungimiranti".
Basate, come precisa l'arcivescovo, su una "conoscenza oggettiva del
fenomeno a livello internazionale" e orientate a "gestirlo tenendo in dovuta
considerazione i suoi differenti aspetti".
*
- Nicola Gori: Il Catechismo della Chiesa cattolica afferma che la Chiesa
difende il diritto dell'uomo a emigrare e tuttavia non ne incoraggia
l'esercizio, riconoscendo che "la migrazione ha un costo molto elevato e a
pagarne il conto sono sempre i migranti". Non c'e' contraddizione tra queste
due asserzioni?
- Antonio Maria Veglio': Poste nei rispettivi contesti, le due affermazioni
non si contraddicono, ma si completano. In effetti, il fenomeno migratorio
esige di essere analizzato e interpretato da diverse angolature, per la
vastita' e la complessita' dei fattori che lo compongono. La visione del
Pontificio Consiglio anzitutto coglie le migrazioni come conseguenza di
situazioni di ingiustizia e come "male minore" per milioni di donne e
uomini, anziani e bambini che ne sono coinvolti. Tuttavia, e' pure
importante non trascurare l'elemento positivo e provvidenziale delle
migrazioni, che il magistero della Chiesa non ha mancato di mettere in luce
gia' a partire da quando, a cavallo tra il XIX e il XX secolo, si
verificavano migrazioni di massa specialmente dal continente europeo verso
quello americano. Del resto, la migrazione e' un fatto complesso e
ambivalente, con elementi positivi e negativi, nei quali siamo interpellati
a riconoscere il progetto di Dio, in una dimensione cristiana. Dunque, si
tratta spesso di coniugare aspetti diversi, in modo che non accada che
nell'interpretazione sociologica prevalgano gli elementi negativi, mentre in
quella teologica si intravedano improvvisamente ingenui bagliori.
*
- Nicola Gori: Il Pontificio Consiglio si occupa di varie categorie di
persone, tra le quali i nomadi, i rifugiati, la gente del mare e della
strada. A proposito del dramma della tratta degli esseri umani, che colpisce
spesso bambini e donne, quali iniziative concrete promuove il dicastero?
- Antonio Maria Veglio': Secondo stime ufficiali, nel mondo sarebbero 2,5
milioni le vittime della tratta degli esseri umani. Per rispondere alla sua
domanda, prendo lo spunto da un esempio concreto: l'osservatorio pastorale
della Conferenza episcopale dell'America Latina (Celam) ha recentemente
diffuso le cifre sulla tratta dei migranti secondo un'inchiesta della
commissione nazionale dei diritti umani messicana, durata da settembre 2008
a febbraio di quest'anno. Ebbene, ogni mese in Messico spariscono piu' di
1.600 persone dirette irregolarmente negli Stati Uniti d'America. E' lo
scandalo del sequestro massiccio di immigrati, che sono oltraggiati e,
spesso, vengono liberati solo dopo aver pagato un gravoso riscatto a bande
organizzate, che contano su reti e risorse. Il Messico - come Paese di
origine, transito, meta e ritorno di migranti - rappresenta una delle
frontiere con la maggiore affluenza migratoria al mondo. Ogni anno, secondo
le cifre del Consiglio nazionale della popolazione, circa 550.000 messicani
emigrano negli Stati Uniti. Allo stesso tempo, negli ultimi tre anni
l'Istituto nazionale per la migrazione ha riscontrato una media annuale di
140.000 migranti senza documenti, in maggioranza dei Paesi dell'America
Centrale, che cercano di arrivare nel Paese nordamericano. L'ampiezza di
questo fenomeno costituisce una singolare sfida dovuta alla complessita' che
caratterizza l'immigrazione internazionale attuale. Inoltre questa
situazione risulta aggravata dalla grande estensione e dall'alto rischio dei
tragitti che le persone devono percorrere, che spesso le espone e le rende
vulnerabili a differenti violazioni dei loro diritti umani. Di solito i
migranti sono catturati a bordo dei treni che li portano oltre confine,
oppure mentre si nascondono nelle stazioni in attesa di partire. Dopo averli
maltrattati, i trafficanti chiedono ai migranti un riscatto dai 1.500 ai
5.000 dollari a persona. Cifre alla mano, il traffico potrebbe aver fatto
guadagnare ai malviventi almeno 25 milioni di dollari in soli sei mesi. In
questo contesto, come in altre situazioni simili in diverse zone del mondo,
il nostro Pontificio Consiglio esercita una particolare azione di promozione
e di sostegno alle conferenze episcopali, agli istituti religiosi e a tutti
quegli organismi, soprattutto di ispirazione cristiana, che gia' sono
presenti sul territorio e si occupano, nel vasto fenomeno della mobilita'
umana, anche della tratta dei migranti. Come dice la Costituzione apostolica
Pastor bonus, all'articolo 149, nostro compito e' quello di assistere il
Papa per dirigere "la sollecitudine pastorale della Chiesa alle particolari
necessita' di coloro che sono stati costretti ad abbandonare la propria
patria o non ne hanno affatto". Ecco perche' incoraggiamo il lavoro "in
rete" di tutte quelle cristallizzazioni regionali e continentali in favore
dei migranti, dei rifugiati e di altre persone in mobilita'. E' di esempio
la recente costituzione dell'International network of religious against
trafficking in persons (Inratip), una rete di religiose che opera sia nelle
nazioni di provenienza che in quelle di destinazione delle vittime della
tratta, che sono in maggioranza donne e bambini. In tal modo, si promuovono
solidi legami tra Chiese, organizzazioni caritative e istituzioni locali,
per avviare progetti in grado di studiare e stroncare il tragico fenomeno.
*
- Nicola Gori: Il Papa ha definito "doverosa" l'accoglienza di quanti
fuggono da situazioni di guerra e persecuzione, pur ammettendo che essa
"pone non poche difficolta'". Come si puo' salvaguardare il dovere
dell'accoglienza di fronte alle obiettive difficolta' che essa comporta?
- Antonio Maria Veglio': Quello dell'asilo e' un diritto umano fondamentale,
come recita la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo all'articolo
14. Il rispetto di tale diritto viene prima dei problemi concreti legati
alla sua attuazione. Si costituisce in tal modo la piattaforma di uno Stato
di diritto, il quale deve sentirsi impegnato a fare tutto il possibile per
rispettare i diritti umani fondamentali. Bisogna ricordare che l'80 per
cento dei rifugiati del mondo - che solo lo scorso anno 2008 sono stati 42
milioni - si trova nei Paesi in via di sviluppo, cosi' come la stragrande
maggioranza degli sfollati, stando ai dati diffusi dal "Global Trends", il
rapporto statistico annuale pubblicato dall'Alto commissariato delle Nazioni
Unite per i rifugiati (Unhcr). L'Unhcr si occupa di 25 milioni di persone,
fra i quali 14,4 milioni di sfollati e 10,5 milioni di rifugiati. Sono,
invece, 4,7 milioni i rifugiati palestinesi sotto la competenza dell'Agenzia
delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi
(Unrwa). Dai dati provvisori del 2009, poi, si assiste a un consistente
movimento forzato di popolazioni, principalmente in Pakistan, Sri Lanka e
Somalia. Concretamente, se fissiamo l'attenzione sui Paesi dell'Unione
europea, emergono chiare indicazioni sul diritto d'asilo: la Convenzione di
Ginevra sui rifugiati, la Carta europea dei diritti dell'uomo e le direttive
dell'Unione sul diritto d'asilo esplicitano la prassi concordata da adottare
nei confronti dei rifugiati riconosciuti come tali. I problemi sorgono, come
sempre, laddove vi sono risorse da condividere e ricchezze da distribuire,
vale a dire alloggio, casa, sanita', istruzione, impiego lavorativo, e via
dicendo. Lo Stato, in tale contesto, deve vigilare e agire in modo da
garantire questi beni a tutti, autoctoni e non, comprese le fasce di
popolazione piu' vulnerabili, tra cui vi sono i rifugiati. Ora, per il fatto
che essi pesano, soprattutto inizialmente, sulle casse dello Stato - sono
gli ultimi arrivati e sono stranieri - negli ultimi decenni e' stato facile
per alcune frange di certi Paesi europei, come Germania, Svizzera, Gran
Bretagna, Austria e Olanda, identificarli come intrusi e approfittatori dei
sistemi di assistenza sociale. Invece, nei recenti Paesi di rifugio - come
Italia, Grecia, Malta e nazioni dell'Est europeo - il rifugiato e' ancora
troppe volte confuso con l'immigrato per motivi economici e non gode dei
dovuti sostegni sociali. In effetti, non bisogna dimenticare che i motivi di
fuga sono molto complessi e spesso le persone non scappano da persecuzioni
politiche direttamente rivolte alle loro persone, ma da situazioni generali
di pericolo e di violazione dei diritti umani, che rendono la vita
impossibile in numerosi Paesi, per cui risulta difficile distinguere tra
migranti "economici" e rifugiati. Il vero problema, poi, risiede
nell'accesso allo status di rifugiato. Dal momento, infatti, che esso
reclama diritti, gli Stati tendono a concederlo a un numero limitato di
persone per risparmiare denaro e strutture, anche perche' tendenzialmente le
domande si moltiplicano. Di anno in anno, comunque, le leggi riguardanti
l'asilo in Europa si fanno sempre piu' restrittive. La tendenza recente
sviluppata dai Paesi dell'Unione europea e' quella della esternalizzazione
del diritto d'asilo, che mira a impedire l'accesso al territorio dell'Unione
e a obbligare i richiedenti asilo a fermarsi nei Paesi di transito. Non
compete al magistero della Chiesa valutare le scelte politiche in questo
campo, ma certo non posso eludere una considerazione generale, indirizzata a
tutte le persone di buona volonta', che domanda conto alla retta coscienza
del dovere di solidarieta' verso coloro che vivono condizioni di maggiore
vulnerabilita', come rifugiati e migranti, ma anche, mutatis mutandis,
anziani, disabili e malati terminali, nei confronti dei quali non possiamo
tollerare che si avallino tentativi che vanno contro il diritto alla vita.
E' ovvio che bisogna fare i conti con la limitatezza delle risorse, ma
dobbiamo anche chiederci: si sta gia' facendo il possibile per l'equa
distribuzione delle ricchezze? A che punto siamo con l'impegno, a livello
internazionale, per risolvere conflitti di lunga durata? Quali comportamenti
vengono adottati nei confronti di Governi dittatoriali che "producono"
migranti e rifugiati? Quali orientamenti stanno indirizzando la gestione del
fenomeno migratorio, in maniera lungimirante e non populista?
*
- Nicola Gori: La tutela della sicurezza e della legalita' e' conciliabile
con le dimensioni e le caratteristiche del flusso immigratorio che
attualmente interessa il continente europeo?
- Antonio Maria Veglio': E' probabile che sicurezza e legalita', in equa e
armonica simbiosi, non possano essere raggiunte pienamente in nessuna
societa'. Si constata, infatti, che nelle "societa' aperte", come quelle dei
Paesi democratici, caratterizzate dall'economia di mercato e dal libero
movimento di alcune categorie di persone, e' quasi impossibile non correre
rischi. D'altra parte, un eccessivo apparato di sicurezza rallenta la
mobilita' e gli scambi necessari ai sistemi economici e, cio' che
maggiormente conta, lede la liberta' di cui i cittadini sono legittimamente
gelosi. Nello specifico ambito migratorio, legalita' e sicurezza possono
essere favorite da politiche lungimiranti, che si basano sulla conoscenza
approfondita e oggettiva del fenomeno a livello internazionale e cercano di
gestirlo tenendo in dovuta considerazione i suoi differenti aspetti, senza
sottovalutare le conseguenze delle scelte politiche. Per fare qualche
esempio, possiamo senz'altro accertare che un'eccessiva chiusura delle
frontiere determina l'aumento dell'immigrazione irregolare e alimenta le
organizzazioni malavitose che trafficano esseri umani; poi, il mancato
investimento in progetti di inserimento dei figli degli immigrati nell'area
della formazione crea insuccesso e abbandono scolastico, alimentando il
disagio giovanile e la conseguente criminalita' o devianza; ancora,
l'insufficiente attenzione alla situazione abitativa di immigrati e
cittadini autoctoni piu' poveri favorisce la crescita di ghetti e di aree
socialmente degradate; infine, le paure dei cittadini possono essere
alimentate o sottaciute da chi amministra la cosa pubblica e da chi gestisce
i canali dell'informazione, anche in risposta a propri interessi. Tutto cio'
non puo' essere ingenuamente ignorato e deve essere affrontato con
oggettivita', per non rischiare di creare reazioni xenofobe e razziste. A
ogni buon conto, sicurezza e legalita' si raggiungono solo con il positivo
apporto di tutti, anche degli immigrati. Allo stesso tempo, sia gli
immigrati che gli autoctoni devono poter vivere sicuri e rapportarsi in
egual misura alle leggi del Paese in cui vivono.
*
- Nicola Gori: Le paure che si diffondono tra la gente nei confronti degli
immigrati sono gestibili attraverso appositi provvedimenti politici e
legislativi oppure e' necessario coinvolgere anche le istanze culturali,
educative e sociali?
- Antonio Maria Veglio': Senza dubbio non bastano le leggi per favorire la
crescita di una societa' integrata, in cui le varie componenti convivano
pacificamente e mutuamente si arricchiscano. Tutte le istanze culturali ed
educative devono essere coinvolte in un processo che e' epocale e riguarda
tutti gli ambiti di vita. L'Europa presenta gia' un volto multietnico,
multireligioso e multiculturale, ma ancor piu' manifestera' tali
caratteristiche nel futuro, in un dinamismo che investira' anche le
rimanenti aree del pianeta. Questo dato attualmente non puo' essere messo in
discussione. Negare la metamorfosi che sta avvenendo a livello
internazionale non solo e' un'assurdita' - smentita comunque dalla realta'
dei fatti - ma e' anche una scelta pericolosa e irresponsabile, perche' non
accetta di gestire un fenomeno che ha gia' assunto tratti strutturali e
globali, cercando di favorirne gli aspetti positivi e di ridurre quelli
negativi. E' necessario, quindi, offrire adeguati percorsi di formazione
alle nuove generazioni, in modo particolare, ma anche a tutta la
popolazione - sia autoctoni che immigrati - per prepararsi alla convivenza
con le diversita'. Certamente in questo processo i Governi devono essere in
prima linea, soprattutto legiferando e adottando opportuni provvedimenti per
dare impulso in misura corretta ed equilibrata a tale cammino di
apprendimento.
*
- Nicola Gori: La sfida che gli immigrati pongono alle comunita' si gioca
anche a livello ecclesiale oltre che sociale. Non vi e' il rischio di
perdere l'identita' cristiana di fronte a consistenti afflussi di rifugiati
appartenenti ad altre religioni?
- Antonio Maria Veglio': Il rischio potrebbe essere reale, quantunque io sia
convinto che l'arrivo di migranti e rifugiati appartenenti ad altre
religioni sia uno stimolo piu' che una minaccia per l'identita' cristiana.
In effetti, essi arricchirebbero se stessi e il nuovo ambiente se si
trovassero a confronto con una diversa identita' religiosa davvero solida e
coerente. A mettere in pericolo l'identita' cristiana e' piuttosto il
processo di avanzata secolarizzazione, che talora sta degenerando in
secolarismo intollerante e, nel vecchio continente, sta ormai facendo
perdere le radici cristiane dell'Europa, negate in sede istituzionale e in
alcuni ambiti della societa'. Di fatto, mediante il laicismo e il
relativismo, l'Europa sta costruendo una comunita' senza Dio e cio' non e'
solo un ostacolo alla sua identita', ma e' anche un impedimento alle
politiche di integrazione. Se fossimo coraggiosi testimoni del Vangelo,
forse un numero maggiore di migranti e di rifugiati, in ricerca e in fuga da
realta' oppressive, anche sul piano religioso, sarebbe affascinato dalla
fede cristiana o, quanto meno, essa sarebbe apprezzata per il suo contributo
nell'ambito culturale, storico e artistico. Mi pare, invece, che il
cristianesimo in Europa sia guardato con sospetto da migranti e rifugiati
non cristiani allorquando si lascia identificare con uno stile di vita che
lo contraddice e con la mancanza di genuina religiosita' da parte degli
autoctoni. Talvolta, poi, si paventa l'espansione demografica dei non
cristiani in Europa. Ma anche in questo caso dovremmo chiederci perche' non
siamo in grado di equilibrare il dinamismo demografico e, soprattutto, di
trasmettere la fede cristiana alle nostre nuove generazioni, che, per quanto
in calo, sono ancora numericamente in maggioranza.
*
- Nicola Gori: Sul terreno del rispetto dei diritti e della dignita' della
persona, crede che le Chiese siano adeguatamente impegnate nel sollecitare
le coscienze dei fedeli e della societa'?
- Antonio Maria Veglio': Le Chiese locali sono molto impegnate a
sensibilizzare cittadini e societa' al rispetto dei diritti e della dignita'
della persona umana, a seconda dei vari contesti nazionali in cui si
trovano. Talora, in verita', esse corrono il rischio di limitarsi
all'annuncio dei principi fondamentali o alla risposta immediata alle
emergenze umanitarie, forse senza tenere sufficientemente in conto che e'
necessaria anche un'adeguata formazione ed educazione cristiana, soprattutto
delle giovani generazioni. Infatti, accanto agli interventi sociali e alle
opere caritative, e' importante investire molto anche nella formazione dei
cristiani, affinche' possano comprendere a fondo e applicare negli ambiti
della societa' il rispetto dei diritti e della dignita' della persona.
Infine, per quanto riguarda i migranti, e' urgente superare il tono
assistenzialista, che prevale talvolta nelle prese di posizione di chi vede
nel migrante soltanto il povero disgraziato, mentre anch'egli e' portatore
di diritti e di doveri. Cosi' come e' indispensabile operare una corretta
sensibilizzazione dei media perche' offrano un'informazione obiettiva e
realistica.
*
- Nicola Gori: Quali sono le prossime iniziative e gli appuntamenti che ha
in programma il Pontificio Consiglio?
- Antonio Maria Veglio': I migranti non hanno pausa e anche durante il
periodo estivo il Pontificio Consiglio, sebbene a ritmo meno serrato, ha
continuato senza interruzioni la sua attivita' di promozione della pastorale
specifica della Chiesa nel mondo della mobilita' umana. Ora, comunque, ci
prepariamo a importanti appuntamenti, che ci porteranno in varie parti del
mondo. Dopo il terzo incontro nazionale di pastorale della mobilita' umana,
che si e' svolto a Brasilia, dal 16 al 18 settembre, celebreremo, nella sede
del nostro Pontificio Consiglio, il primo incontro europeo per la pastorale
della strada, dal 29 settembre al 2 ottobre. Nei giorni 27 e 28 novembre, a
Bhopal, in India, parteciperemo alla conferenza nazionale per la pastorale
dei nomadi nel continente indiano, mentre sempre nella sede del dicastero
organizzeremo l'incontro dei direttori nazionali della pastorale per i
circensi e i fieranti, l'11 e 12 dicembre. Nel frattempo, offriremo il
nostro contributo a diversi incontri dell'apostolato del mare in Finlandia,
Australia, India, Oceania, Giappone e Corea. Ma l'evento piu' significativo
sara' senza dubbio il VI congresso mondiale per la pastorale dei migranti e
dei rifugiati, che si svolgera' in Vaticano dal 9 al 12 novembre. E' un
appuntamento quinquennale di verifica, studio e progettazione, che
convochera' oltre trecento esperti e operatori internazionali della
pastorale dei migranti e dei rifugiati sul tema "Una risposta al fenomeno
migratorio nell'era della globalizzazione".
 
da nonviolenzaincammino
Che siamo in un regime, penso che ormai solo uno sciocco in malafede possa negarlo.
L'opposizione televisiva, dato che quella politica ha pensato da sola ad annichilirsi, viene quotidianamente sbeffeggiata dagli organi vicini al palazzo.

Anche il Vaticano è stato avvisato: non rompete le scatole...è stato l'avvertimento mafioso contro l'Avvenire e il suo direttore...

Che dire?

Ho già scritto più volte che un'opposizione può e deve nascere dai posti di lavoro, dai luoghi di vita e, perchè no? dai pochi spazi liberi, dai blog (finchè ci lasceranno scrivere e pubblicare) come questo e, per fortuna, dagli altri mille...

Un'opposizione pacifista, nonviolenta, antifascista e antirazzista.
Che sappia parlare a tutti coloro che sono colpiti da questo regime guidato da un Peron brianzolo...
Diamoci da fare, prima che sia troppo tardi...anche perchè non possiamo sempre contare sulle dinamiche interne, sulle contraddizioni del PDL...

In ultimo, regalo ai lettori una bellissima citazione, trovata su Il Fatto Quotidiano:


Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni qualvolta che qalcuno l'accende, vado in un'altra stanza e leggo un libro
(Groucho Marx)