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giovedì 10 marzo 2016

FERMARE LE GUERRE, NON LE PERSONE...

"Fermate la guerra e noi non verremo in Europa", con poche parole un tredicenne spiega al mondo l'esodo siriano

Alessandra Teichner, L'Huffington Post   03/09/2015 

"Fermate la guerra in Siria, e noi non verremmo in Europa". Schietto come solo un bambino potrebbe dirlo. E infatti è stato proprio un tredicenne a spiegare con queste parole alle telecamere di Al Jazeera la motivazione dell'esodo dei siriani verso l'Europa: la guerra.
Insieme a tanti altri è giunto a Budapest con la sorellina, fuggito da Daraa, città della Siria. I suoi occhi sembrano rassegnati, e con umiltà ed estrema lucidità, in poche parole (e in perfetto inglese), lancia un appello al mondo, che sembra quasi una preghiera.
Nell'inquadratura di Al Jazeera si nota attorno a lui un gruppo di adulti, accennano un sorriso intenerito, osservano come le sue parole così semplici riescano a dipingere una realtà così complessa.

"Alla polizia non piacciono i siriani, in Serbia, in Ungheria, in Macedonia, in Grecia" dice il bambino. "Perciò, qual è il tuo messaggio", gli chiede il giornalista. "Il mio messaggio è: per favore, aiutate i siriani. I siriani hanno bisogno di aiuto adesso. Fermate la guerra adesso. Semplicemente fermate la guerra. Solo questo".

il 17 aprile un bel SI' al referendum contro le trivellazioni....

Il 17 aprile, oltre a votare SI contro le trivellazioni petrolifere, deve essere un SI per lanciare un grido per volere una nuova politica energetica nazionale. La domanda che occorre farsi è: 
MA DAVVERO VOGLIAMO RISCHIARE DI AVERE QUESTO?
Diffondiamo, tutti devono essere coscienti e consapevoli che può accadere questo (Purtroppo).



mercoledì 9 marzo 2016

Una petizione per salvare un lembo della Costa ligure...FIRMATE!

Alla c.a.         Presidente del Consiglio dei Ministri
            Presidente Regione Liguria
            Presidente della Provincia di Savona
            Soprintendenza per i Beni Ambientali della Liguria
            Soprintendenza per i Beni Archeologici
                        Sindaco Comune di Albissola Marina
                        Sindaco Comune di Savona
                        Presidente Autorità portuale di Savona

e p.c.              Il Secolo XIX
                        La Stampa
                        Repubblica
                        Il Fatto Quotidiano
                        Corriere della Sera
                        Il Giornale
                        Il Manifesto
                        IVG (Il Vostro Giornale)
                        Savonanews
                        Uominiliberi
                        Trucioli
                        Il Letimbro
                        Campanassa
                        RSVN

Con la presente esprimiamo il nostro più totale dissenso alla realizzazione del porticciolo turistico con relativa edilizia residenziale, nel tratto compreso fra la zona del Molo Verde e la spiaggia della Madonnetta.

Ancora una volta si sono già sacrificati posti di lavoro esistenti e generati da questo litorale e si vuole distruggere la certezza di una risorsa ambientale ed economica che valorizza questo territorio, sulla promessa di un progetto che, anche in un recente studio sui porti turistici realizzato da una delle maggiori società internazionali di consulenza per gli investitori del settore, non è nemmeno menzionato tra i progetti di rilievo previsti sulla costa Ligure.  
La realizzazione del porto, nel sito attualmente individuato, implicherebbe la perdita definitiva dell'ultimo tratto di costa, scarsamente antropizzato, compreso tra la zona S. Cristoforo e lo scoglio della Madonnetta, perfettamente balneabile.  
Tale tratto, periodicamente monitorato ai sensi di legge, è stato appena classificato come “eccellente”, ai fini della balneazione, ai sensi del D.Lgs 116/08.  
In questo tratto sono presenti due arenili con una superficie complessiva di circa 5000 mq,  e con uno sviluppo lineare di circa 400 m. Le spiagge, per le cittadine balneari a vocazione turistica, rappresentano un bene irrinunciabile ed una risorsa, unica e preziosa, da salvaguardare.
Gli arenili attualmente presenti nelle Albissole, risultano, in taluni casi, già insufficienti ad accogliere la massa di turisti, nei periodo di maggiore afflusso. Le poche spiagge libere rimaste, risultano, talvolta, impraticabili. Gli stabilimenti balneari espongono, abitualmente, la domenica, il cartello “completo”. Non è raro osservare asciugamani posati nelle aiuole della passeggiata, o ombrelloni, nella barra del Torrente Sansobbia.
Le spiagge sono il nostro “oro”!
La realizzazione del porto oltre, a cancellare i tratti di arenile attualmente presenti, potrebbe produrre fenomeni erosivi a levante. Il Comune di Albissola Marina, in tal senso, non escludendo a priori, evidentemente, questo rischio, ha richiesto, in sede di Conferenza dei Servizi, come prescrizione, la presentazione di uno studio idraulico e meteo marino completo, preventivo.
 
Da un punto di vista ambientale, la stessa Sentenza del Consiglio di Stato n° 4545/2015, nell'individuare un'incoerenza dell'iter procedimentale, e nel determinare, al punto 8, l'invalidità derivata della “Variante di Aggiornamento del Piano Territoriale di Coordinamento della Costa” nella DGR 936/2011, fa salve le valutazioni tecniche, in materia ambientale, contenute al suo interno e non nega l'incidenza negativa del porto, sull'habitat naturale.
Nello specifico, la sentenza, cita espressamente la presenza del madreporario Oculina patagonica, che, come approfondito nello stesso documento regionale, trova rifugio esclusivo, tra i comuni di Savona e Albisola Marina (insieme alle altre specie Pinna nobilis e Cladocora caespitosa).
La DGR 936/2011 aggiunge, che: “Risulta l’unico tratto residuo in un arco costiero di circa 13 km” “La realizzazione del porto turistico  provocherebbe la distruzione dell’habitat marino costituito dalle scogliere naturali emerse e sommerse; in considerazione della limitata estensione del sito, ogni ulteriore riduzione incide pesantemente sul suo significato ecologico; l’insieme delle considerazioni svolte obbliga alla posizione cautelativa di mantenerne inalterate le condizioni di estensione (già critiche) ed idrodinamiche del sito: né l’una né l’altra condizione risulterebbero soddisfatte dalla realizzazione di un nuovo sito portuale. Infine occorre considerare che il nuovo impianto nautico occuperebbe una significativa superficie di arenile, intaccando l’attuale patrimonio delle spiagge liguri”.
La sentenza sovracitata, dopo la discussione degli aspetti ambientali, nel medesimo paragrafo, dettaglia che: “ogni più opportuna scelta localizzativa nonché ulteriori e diverse prescrizioni conformative sui contenuti degli elaborati progettuali da approvare potranno essere assunte dagli organi competenti in esito all’ulteriore tratto procedimentale che dovrà essere compiuto in esecuzione della presente pronuncia”. La logica sequenziale del  paragrafo 7, sembrerebbe auspicare l'opportunità, di individuare un sito alternativo, proprio alla luce degli aspetti ambientali, citati dalla stessa sentenza.
Da un punto di vista sociale, la spiaggia della Madonnetta rappresenta un punto di ritrovo importante, da decenni. E' frequentata da tante famiglie, della zona, con bambini. Da quando sono stati chiusi gli stabilmente balneari la spiaggia, nonostante la evidente scomodità, non è stata abbandonata. Anzi. E' stata autogestita da abitanti della zona. Un ottimo esperimento...che ha funzionato. Le famiglie hanno continuato a frequentare la spiaggia. A queste si aggiungono decine di turisti. E' un arenile frequentatissimo, nonostante l’attuale, pressoché totale, assenza di servizi.
Noi riteniamo necessaria la “riqualificazione” della zona, ma nella direzione della salvaguardia e valorizzazione dell’arenile attualmente presente, dello specchio acqueo antistante, e della costa rocciosa compresa tra lo scoglio della Madonnetta e quello della Margonara.
 Il tratto di costa compreso tra lo scoglio della Margonara e gli ex bagni San Cristoforo, per noi, NON RAPPRESENTA UNA ZONA DEGRADATA, ma una VERA E PROPRIA ATTRATTIVA, in termini economici, sociali e ambientali, da salvaguardare e valorizzare come testimoniano le centinaia di bagnanti che ogni anno continuano a sceglierla e i proprietari dei natanti che è frequentissimo vedere sostare proprio davanti a questo tratto !

Gruppi FB:
Margonara Viva
Madonnetta Forever
Gruppo Mamme Margonara
Salviamo la Madonnetta e le spiagge della Margonara!!
Bagni S. Cristoforo

https://www.change.org/p/margonara-madonnetta-gmail-com-salviamo-la-margonara-dal-cemento?recruiter=49405959&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink

domenica 6 marzo 2016

17 aprile: vota SI



Il prossimo 17 aprile si terrà un referendum popolare. Si tratta di un referendum abrogativo, e cioè di uno dei pochi strumenti di democrazia diretta che la Costituzione italiana prevede per richiedere la cancellazione, in tutto o in parte, di una legge dello
Stato. 
Perché la proposta soggetta a referendum sia approvata occorre che vada a votare almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto e che la maggioranza dei votanti si esprima con un “Sì”.
Hanno diritto di votare al referendum tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto la maggiore età. Votando “Sì” i cittadini avranno la possibilità di cancellare la norma sottoposta a referendum.

Dove si voterà?

Si voterà in tutta Italia e non solo nelle Regioni che hanno promosso il referendum. Al referendum potranno votare anche gli italiani residenti all’estero.

Quando si voterà?

Sarà possibile votare per il referendum soltanto nella giornata di domenica 17 aprile.

Cosa si chiede esattamente con il referendum del 17 aprile 2016?

Con il referendum del 17 aprile si chiede agli elettori di fermare le trivellazioni in mare. In questo modo si riusciranno a tutelare definitivamente le acque territoriali italiane. Nello specifico si chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo. Nonostante, infatti, le società petrolifere non possano più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso non avrebbero più scadenza certa.
Se si vuole mettere definitivamente al riparo i nostri mari dalle attività petrolifere occorre votare “Sì” al referendum. In questo modo, le attività petrolifere andranno progressivamente a cessare, secondo la scadenza “naturale” fissata al momento
del rilascio delle concessioni.

Qual è il testo del quesito?

Il testo del quesito è il seguente: «Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell'art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto
degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?».

È possibile che qualora il referendum raggiunga la maggioranza dei “Sì” il risultato venga poi “tradito”?

A seguito di un eventuale esito positivo del referendum, il Parlamento o il Governo non potrebbero modificare il risultato ottenuto. La cancellazione della norma che al momento consente di estrarre gas e petrolio senza limiti di tempo sarebbe immediatamente operativa. L’obiettivo del referendum è chiaro e mira a far sì che il divieto di estrazione entro le 12 miglia marine sia assoluto. Come la Corte costituzionale ha più volte recisato, il Parlamento non può successivamente modificare il risultato che si è avuto con il referendum, altrimenti lederebbe la volontà popolare espressa attraverso la consultazionereferendaria.
Qualora però non si raggiungesse il quorum pr evisto perché il referendum sia valido (50% più uno degli aventi diritto al voto), il Parlamento potrebbe fare ciò che vuole: anche prevedere che si torni a cercare ed estrarre gas e petrolio ovunque.

È vero che se vincesse il “Sì” si perderebbero moltissimi posti di lavoro?

Un’eventuale vittoria del “Sì” non farebbe perdere alcun posto di lavoro: neppure uno. Un esito positivo del referendum non farebbe cessare immediatamente, ma solo progressivamente, ogni attività petrolifera in corso. Prima che il Parlamento introducesse la norma sulla quale gli italiani sono chiamati alle
urne il prossimo 17 aprile, le concessioni per estrarre avevano normalmente una durata di trenta anni (più altri venti, al massimo, di proroga). E questo ogni società petrolifera lo
sapeva al momento del rilascio della concessione. Oggi non è più così: se una società petrolifera ha ottenuto una concessione nel 1996 può – in virtù di quella norma – estrarre fino a quando lo desideri. Se, invece, al referendum vincerà il “Sì”, la società petrolifera che ha ottenuto una concessione nel 1996 potrà estrarre per dieci anni ancora e basta, e cioè fino al 2026.
Dopodiché quello specifico tratto di mare interessato dall’estrazione sarà libero per sempre.

L’Italia dipende fortemente dalle importazioni di petrolio e gas dall’estero. Non sarebbe opportuno, al contrario, investire nella ricerca degli idrocarburi e incrementare l’estrazione di gas e petrolio?

L'aumento delle estrazioni di gas e petrolio nei nostri mari non è in alcun modo direttamente collegato al soddisfacimento del fabbisogno energetico nazionale. Gli idrocarburi presenti in Italia appartengono al patrimonio dello Stato, ma lo Stato dà in
concessione a società private – per lo più straniere – la possibilità di sfruttare i giacimenti esistenti. Questo significa che le società private divengono proprietarie di ciò che viene estratto e possono disporne come meglio credano: portarlo via o magari
rivendercelo. Allo Stato esse sono tenute a versare solo un importo corrispondente al 7% del valore della quantità di petrolio estratto o al 10% del valore della quantità di gas estratto.
Non tutta la quantità di petrolio e gas estratto è però soggetta a royalty. Le società petrolifere non versano niente alle casse dello Stato per le prime 50.000 tonnellate di petrolio e per i primi 80 milioni di metri cubi di gas estratti ogni anno e godono di un sistema di agevolazioni e incentivi fiscali tra i più favorevoli al mondo. Nell’ultimo anno dalle royalty provenienti da tutti gli idrocarburi estratti sono arrivati alle casse dello Stato solo 340 milioni di euro.

Il rilancio delle attività petrolifere non costituisce un’occasione di crescita per l’Italia?

Secondo le ultime stime del Ministero dello Sviluppo Economico effettuate sulle riserve certe e a fronte dei consumi annui nel nostro Paese, anche qualora le estrazioni petrolifere e di gas fossero collegate al fabbisogno energetico nazionale, le risorse rinvenute sarebbero comunque esigue e del tutto insufficienti. Considerando tutto il petrolio presente sotto il mare italiano, questo sarebbe appena sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale di greggio per 8 settimane.
La ricchezza dell’Italia è, in verità, un’altra: per esempio il turismo, che contribuisce ogni anno circa al 10% del PIL nazionale, dà lavoro a quasi 3 milioni di persone, per un
fatturato di circa 160 miliardi di euro; la pesca, che si esercita lungo i 7.456 km di costa entro le 12 miglia marine, produce circa il 2,5% del PIL e dà lavoro a quasi 350.000 persone; il patrimonio culturale, che vale 5,4% del PIL e che dà lavoro a circa 1 milione e 400.000 persone, con un fatturato annuo di circa 40 miliardi di euro; il comparto agroalimentare, che vale l’8,7% del PIL, dà lavoro a 3 milioni e 300.000 persone con un
fatturato annuo di 119 miliardi di euro e che nel solo 2014 ha conosciuto l’esportazione di prodotti per un fatturato di circa 34,4 miliardi di euro; e soprattutto la piccola e media impresa, che conta circa 4,2 milioni di piccole e medie “industrie” (e, cioè, il 99,8% del totale delle industrie italiane), e che costituisce il vero motore dell’intero sistema economico nazionale: tali imprese assorbono l'81,7% del totale dei lavoratori del nostro Paese, generano il 58,5% del valore delle esportazioni e contribuiscono al 70,8% del PIL. Il solo comparto manifatturiero, che conta circa 530.000 aziende, occupa circa 4,8 milioni di addetti, fattura 230 miliardi di euro l’anno, equivalente al 13% del PIL nazionale, e
contribuisce al totale delle esportazioni del Made in Italy nella misura del 53,6%.

Però gli italiani utilizzano sempre di più la macchina per spostarsi. Non è un controsenso?

Ciò che si estrae in Italia non è necessariamente destinato alla produzione del carburante per le autovetture ed ancor meno per quelle in circolazione nel nostro Paese.
Ad ogni modo, gli italiani si trovano spesso costretti ad utilizzare l'auto di proprietà. A fronte di un sistema di trasporti pubblici gravemente lacunoso non hanno praticamente scelta. In alcuni Paesi del Nord Europa l’utilizzo dell'auto privata è spesso avvertito come un “peso” e ritenuto economicamente non vantaggioso. Le cose andrebbero diversamente se si perseguisse una seria politica dei trasporti pubblici. Secondo l’Unione europea, rispetto agli altri Stati membri, l’Italia è al riguardo agli ultimi posti.

Cosa ci si attende?

Il voto referendario è uno dei pochi strumenti di democrazia a disposizione dei cittadini italiani ed è giusto che i cittadini abbiano la possibilità di esprimersi anche sul futuro energetico del nostro Paese. Nel dicembre del 2015 l’Italia ha partecipato alla Conferenza ONU sui cambiamenti climatici tenutasi a Parigi, impegnandosi, assieme ad altri 185 Paesi, a contenere il
riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi e a seguire la strada della decarbonizzazione.
Fermare le trivellazioni in mare è in linea con gli impegni presi a Parigi e contribuirà al raggiungimento di quell’obiettivo.
È necessario, nel frattempo, affrontare il problema della transizione energetica, puntando anche sul risparmio e sull’efficienza energetica e investendo da subito nel settore
delle energie rinnovabili, che potrà generare progressivamente migliaia di nuovi posti di lavoro.
Il tempo delle fonti fossili è scaduto: è ora di aprire ad un modello economico alternativo.

Perché questo referendum?

Per tutelare i mari italiani, anzitutto. Il mare ricopre il 71% della superficie del Pianeta e svolge un ruolo fondamentale per la vita dell’uomo sulla terra. Con la sua enorme moltitudine di esseri viventi vegetali e animali – dal fitoplancton alle grandi balene –
produce, se in buona salute, il 50% dell’ossigeno che respiriamo e assorbe fino ad 1/3 delle emissioni di anidride carbonica prodotta dalle attività antropiche.
La ricerca e l’estrazione di idrocarburi ha un notevole impatto sulla vita del mare: la ricerca del gas e del petrolio attraverso la tecnica dell’airgun incide, in particolar modo, sulla fauna marina: le emissioni acustiche dovute all’utilizzo di tale tecnica può elevare il livello di stress dei mammiferi marini, può modificare il loro comportamento e indebolire il loro sistema immunitario.
Ricerca e trivellazioni offshore costituiscono un rischio anche per la pesca. Le attività di prospezione sismica e le esplosioni provocate dall’uso dell’airgun possono provocare danni diretti a un’ampia gamma di organismi marini – cetacei, tartarughe, pesci, molluschi e crostacei – e alterare la catena trofica.
Senza considerare che i mari italiani sono mari “chiusi” e un incidente anche di piccole dimensioni potrebbe mettere a repentaglio tutto questo.
Un eventuale incidente – nei pozzi petroliferi offshore e/o durante il trasporto di petrolio – sarebbe fonte di danni incalcolabili con effetti immediati e a lungo termine sull’ambiente, la qualità della vita e con gravi ripercussioni gravissime sull’economia turistica e della pesca.

sabato 13 febbraio 2016

IL 17 APRILE VOTIAMO SI, CONTRO LE TRIVELLAZIONI

Renzi continua con i suoi giochetti che cercano, spesso sembra riescano, a togliere la parola ai cittadini e ridurre la tanto decantata " democrazia" ad una scatola vuota.
Decide che il referendum contro le trivellazioni nel Mediterraneo, meglio, il solo referendum che ha superato lo scoglio della Corte Costituzionale, verrà fatto il 17 aprile 2016 e non verrà accorpato alle elezioni amministrative. La ragione è chira: spera che i cittadini non vadano a votare e, quindi, si possa iniziare a trivellare nel Mediterraneo. Non inchiniamoci ai giochini sporchi di certa politica.

Il disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, affiliata alla British Petroleum, è stato uno sversamento massiccio di petrolio nelle acque del Golfo del Messico in seguito a un incidente riguardante il Pozzo Macondo, posto a oltre 1.500 m di profondità.
Lo sversamento è iniziato il 20 aprile 2010 ed è terminato 106 giorni più tardi, il 4 agosto 2010, con milioni di barili di petrolio che ancora galleggiano sulle acque di fronte a LouisianaMississippiAlabama Florida, oltre alla frazione più pesante del petrolio che ha formato ammassi chilometrici sul fondale marino. ( cfr. Wikipedia 2010)
I danni di questo svasamento furono enormi e tuttora non risolti, figuriamoci se ciò dovesse avvenire nel Mediterraneo che è un mare chiuso, quindi diverrebbe impossibile per sempre la pulizia di queste acque, non solo, gli ammassi sul fondo del mare, sarebbero la fine per ogni forma di vita nel " Mare Nostrum", quel mare che è, oggi, cimitero, per altre ragioni, per migliaia di vite.
Riteniamo, forse, che l'Italia sia esente da possibili disastri ambientali?
Domani, il 17 aprile, se per pigrizia o disinteresse, non andassimo a votare al referendum, il mare di cui siamo giustamente orgogliosi, che da lavoro a migliaia di cittadini con il turismo, verrà sfruttato da alcune compagnie petrolifere che aumenterebbero i loro capitali e abbandonato dal turismo che distribuisce ricchezza a molti.
Altra nota: il petroglio, oggi, vale meno di 28 dollari al barile, quindi la volontà di diventare liberi dall'acquisto di questo bene, non è più impellente; le affermazioni, poi, che si perderebbero posti di lavoro è una fanfalucca: se volessimo veramente creare posti di lavoro potremmo farlo molto meglio con la ricerca, lo sviluppo e l'attuazione di fonti alternative non inquinanti salvando quello che ci rimane del nostro ambiente.
Alcune cose che dobbiamo ricordare:
Nell’ultimo decreto del Governo Renzi, lo Sblocca Italia, c’è una norma che sblocca…le trivelle. In pratica toglie alle Regioni il potere di veto sui permessi di ricerca e sulla trivellazione di pozzi di petrolio e metano. L’esecutivo vuole così tagliare i tempi burocratici, aumentare la capacità estrattiva e sbloccare investimenti
Può la classe politica da un lato decantare la Sicilia come “isola in una mare di luce” e puntare sul turismo, e dall’altro lato consentire le trivellazioni, definendo lo sfruttamento degli idrocarburi “un’importanza strategica” per il Paese?
La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il referendum sulle trivelle: il quesito ammesso riguarda la durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate. A proporlo sono nove Consigli regionali (inzialmente erano 10 ma l'Abruzzo si è defilato nei giorni scorsi): l'Emilia Romagna non aveva aderito.
Il premier si trova a dover fronteggiare un’artiglieria che, a sentire i suoi, sembra pesante. Intorno al comitato ‘No triv’ che oggi esulta per la decisione della Consulta, c’è tutto un fronte largo che va dal M5s, a Sel, la Lega, pezzi di Pd e ben nove amministrazioni regionali di centrosinistra, più il mondo cattolico e ambientalista. Ce n’è di roba per temere che la consultazione popolare possa avere successo: come è accaduto nel 2011 con il referendum contro la privatizzazione dell’acqua.


La Corte ha bocciato cinque altri refereendum sui quali però Regioni e No Triv vogliono far ricorso presentando un conflitto di attribuzione.


Paolo Bertagnolli

domenica 27 dicembre 2015

LETTERA APERTA A TOTI, 'GOVERNATORE' DELLA LIGURIA

Lettera aperta a Toti, "Governatore" della Liguria,
sembra che tu abbia detto che la ripresa della Regione passa dall'edilizia. Dove vivi su Marte? Vuoi tutta la Liguria come Rapallo?
Pensavo che il rilancio della Liguria potesse passare attraverso le su eccellenze: il paesaggio ( o quello che ne rimane, perchè anche se tutelato dalla Costituzione è stato conciato un po' male), il patrimonio storico, artistico, archeologico e culturale. Non solo anche attraverso il rilancio del territorio (che non è la cementificazione del terreno!) ma la valorizzazione di chi ci vive: gli artigiani, ad esempio, la cultura enogastronomica, ecc.
Caro "Governatore" invece di cementificare ancora, fatti un giro per la Liguria vera, magari dell'entroterra... (non arrivare, però, fino a Novi Ligure che è in provincia di Alessandria...).
Buon anno

domenica 20 dicembre 2015

C'è una legge contro il negazionsimo nel nostro paese?

Ho controllato. Se ne era parlato a marzo di quest'anno, ma ad ottobre si era arrivati a questo punto (incollo quanto reperito su www.senato.it):

Disegni di legge

Atto Senato n. 54

XVII Legislatura


Modifica all'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, in materia di contrasto e repressione dei crimini di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale 
approvato con il nuovo titolo
"Modifica all'articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, in materia di contrasto e repressione dei crimini di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale"
Titolo breve: reato di negazionismo

Iter

11 febbraio 2015:  approvato (modificato rispetto al testo del proponente) (trasmesso all'altro ramo)
Successione delle letture parlamentari
S.54approvato11 febbraio 2015
C.2874approvato con modificazioni13 ottobre 2015
S.54-Bassegnato (non ancora iniziato l'esame)27 ottobre 2015

Iniziativa Parlamentare

Natura

ordinaria

Presentazione

Presentato in data 15 marzo 2013; annunciato nella seduta ant. n. 1 del 15 marzo 2013.

Classificazione TESEO

PERSEGUITATI POLITICI E RAZZIALI , RAZZISMO , REATI DI OPINIONE , CRIMINI INTERNAZIONALI ,CRIMINI DI GUERRA CONTRO L' UMANITA' E GENOCIDIO

Relatori

Relatore alla Commissione Sen. Rosaria Capacchione (PD) (dato conto della nomina il 17 settembre 2013) . 
Relatore di maggioranza Sen. Rosaria Capacchione (PD) nominato nella seduta nott. n. 53 del 15 ottobre 2013 (proposto testo modificato). 
Deliberata richiesta di autorizzazione alla relazione orale. 
Relatore di maggioranza Sen. Rosaria Capacchione (PD) nominato nella seduta pom. n. 54 del 16 ottobre 2013 (proposto testo modificato, confermato testo del 15/10/2013). 
Deliberata richiesta di autorizzazione alla relazione orale. 
Annunciata la relazione orale il 22 ottobre 2013; annuncio nella seduta pom. n. 129 del 22 ottobre 2013.
Relatore di maggioranza Sen. Rosaria Capacchione (PD) nominato nella seduta pom. n. 121 del 17 giugno 2014 (proposto testo modificato). 
Annunciata la relazione il 4 luglio 2014; annuncio nella seduta ant. n. 275 del 9 luglio 2014.

Assegnazione

Assegnato alla 2ª Commissione permanente (Giustizia) in sede referente il 10 giugno 2013. Annuncio nella seduta pom. n. 38 dell'11 giugno 2013. 
Pareri delle commissioni 1ª (Aff. costituzionali), 3ª (Aff. esteri), 8ª (Lavori pubblici), 14ª (Unione europea) 
Nuovamente assegnato alla 2ª Commissione permanente (Giustizia) in sede deliberante il 16 ottobre 2013. Annuncio nella seduta ant. n. 126 del 16 ottobre 2013. 
Pareri delle commissioni 1ª (Aff. costituzionali) 
Nuovamente assegnato alla 2ª Commissione permanente (Giustizia) in sede referente il 16 ottobre 2013. Annuncio nella seduta ant. n. 127 del 17 ottobre 2013. 
Pareri delle commissioni 1ª (Aff. costituzionali)

sabato 19 dicembre 2015

Contro il negazionismo. Cosa fa il governo?

"Nel 2008 l'Unione Europea ha approvato una norma che ingiunge a tutti gli stati di dichiarare un crimine la negazione del crimine [la Shoà]. Nel contesto italiano la norma non ha avuto sinora effetti. Ne ha invece, bizzarri e travisati, in quei paesi europei che, rimasti senza ebrei, non sembrano rimpiangerne l'assenza. L'Europa che ha respirato i fumi dei forni della "soluzione finale", rischiando di sprofondare, ha una responsabilità ulteriore, il peso di un passato da coniugare al futuro, l'impegno di dire contro chi tenta di negare, di dichiarare crimine la negazione per non lasciare che il mondo scivoli nell'abisso del nulla" 

(Donatella Di Cesare, Se Auschwitz è nulla. Contro il negazionsimo, Il Melangolo, Genova, 2012, p. 125).

Cosa attende il "nostro" governo?