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domenica 14 settembre 2008

LA VOCE DI FIORE

La Voce di Fiore è un progetto con cui si vuole restituire giustizia alla nostra società: ai giovani, in primo luogo, agli emigrati, gli anziani, i disabili, a quanti sono stati scaricati dalle istituzioni, abbandonati, dimenticati. A Diamante, c'è un bellissimo dipinto murale di Giancarlo Cauteruccio: un uomo, con la bocca spalancata, come a gridare senza riuscirci; sotto, è scritto: "Ridatemi la parola". Un vecchio proverbio meridionale ammonisce che un uomo può perdere tutto e rimanere libero; se gli è tolta la parola, invece, diventa "povero e servo". Gioacchino da Fiore - Fiore è il luogo della Sila da cui, per l'abate, sarebbe incominciata l'età dello spirito, della concordia, della pace - profetizzò il rinnovamento del mondo. Di questo tempo nuovo, in tutta l'area silana, a cui ci rivolgiamo, non sembra che vi sia traccia. Piuttosto, e specie a San Giovanni in Fiore, è accaduto il contrario, rispetto alla previsione gioachimita: dopo le guerre mondiali del Novecento, la classe politica ha prodotto danni enormi, obbligando alla fuga, alla partenza, all'emigrazione o persuadendo all'obbedienza cieca. E ha saputo operare in modo capillare, perfezionando i propri, luridi sistemi, entrando nelle case a ricattare, andando all'estero a giocare sulla tragedia degli emigrati e garantendosi la permanenza al potere come in dittatura - con illusioni diffuse a regola d'arte e varie e pesanti manovre illegali o immorali. Ha saputo annullare ogni dissenso, ogni movimento d'aggregazione, ogni voce diversa. Ha proibito l'alternativa col terrore e la propaganda, che sono i due elementi su cui - per la Harendt - poggia il totalitarismo. Ha costruito le prigioni dei poveri: i vuoti palazzi edificati con le rimesse degli emigrati. Per finanziarsi, la classe politica successiva alla Repubblica, ha riempito la Sila di cemento; per espandersi, ha autorizzato scempi imperdonabili, devastando il territorio e sciupandone le risorse. Il Partito comunista e la Democrazia cristiana hanno sistemato moltissima gente: nei servizi pubblici, nella scuola, nelle amministrazioni statali, dovunque fosse possibile. Ecco perché, oggi, troppi uomini di mezza età hanno la bocca cucita, serrata, che non articola parole, quando ci vorrebbero, ma serve soltanto a mangiare e bere. E, nella migliore delle ipotesi, sentenzia, divulga falsità e cattiverie, allo scopo di perpetuare il sistema di sempre. Tutto ciò è stato insegnato alle nuove leve, ai ragazzi, parte dei quali attende ancora l'aiuto del politico o politicante di turno, per entrare a lavorare. Ecco perché ci siamo e vogliamo denunciare, proponendo e indicando un'altra strada, l'unica da percorrere, se si vuole chiudere definitivamente un lunghissimo capitolo di irregolarità, contraddizioni, abusi, arretratezza, sperperi e rovine. Ereditiamo tutto il messaggio di speranza di Gioacchino da Fiore, la sua attualità, la forza. Facciamo tesoro delle parole di Gianni Vattimo, presente all'ultimo congresso internazionale sull'abate, che ci ha raccomandato di lavorare per il bene comune, di impegnarci, di non rimanere spettatori passivi e indifferenti, rispetto alle urgenze di riforma e trasformazione delle coscienze e del pensiero. Ecco perché abbiamo scelto di chiamarci La Voce di Fiore: siamo orgogliosi di attuare - a Fiore, nella nostra Sila (con Castelsilano, Caccuri, Cerenzia, Savelli) - quel cambiamento spirituale e sociale annunciato nelle opere di Gioacchino. E, nel contempo, non vogliamo più tacere né sopportare la distruzione del nostro patrimonio - di natura, cultura e saper fare - ad opera di personaggi corrotti e maldestri, comunque al potere. Negli anni d'intensa, difficile e aperta collaborazione con il Crotonese, mi sono interessato, principalmente, di diritti negati e cultura. Ricordo, anzitutto, le tante pagine sul caso di Giampiero Tiano, ragazzo che si cura con la canapa e simbolo, ormai, d'una battaglia impossibile a difesa del diritto alla salute - in un contesto, quello sangiovannese, di povertà mentale prima che economica. A lui, ho dedicato grande e sincera attenzione, anche sul manifesto, restando sempre in contatto con i colleghi Massimo Giannetti, Iaia Vantaggiato e Carlo Lania, che ringrazio vivamente per la pronta sensibilità mostrata rispetto alla sua vicenda umana. Anche per il loro impegno costante, cui va aggiunto quello, importante, di Francesco Saverio Oliverio, Giampiero è diventato un personaggio, su internet; non, come si può pensare, legato a movimenti della new age, per riprendere un termine generale, molto usato, opportunamente, in altri ambiti, dall'arcivescovo Giuseppe Agostino. E mi vengono in mente i torti subiti dall'Unione italiana ciechi, a cui la nostra giunta comunale aveva assegnato dei locali dell'orribile Palazzo delle culture (struttura costata un capitale, carente di luci, con infiltrazioni d'acqua e mai resa fruibile), levandoglieli, poco dopo, senza provvedere altrimenti. Mi torna la vicenda di Antonio, ventinovenne, che, dopo tre anni d'attesa dalla sua richiesta, s'è visto riconoscere, dall'apposita commissione dell'Asl locale, appena il 46% d'invalidità, davanti ad una situazione personale assai più grave. Mi rivengono le immagini della lunga protesta, dall'inizio del 2004, di centinaia di nostri disoccupati, costretti a presidiare il municipio, per attirare l'attenzione dei governi pubblici sul problema più grosso e irrisolto della nostra comunità: il lavoro. Mi rimbombano le sporche strumentalizzazioni di politici e partiti, rispetto a questo drammatico evento, inquadrato perfino da Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera del 10 maggio 2004, belli e pronti a promettere, assicurare, mentire. Ho presente, ora, mentre scrivo, le pesanti difficoltà dell'Adifa, Associazione delle famiglie dei disabili, per le quali l'amministrazione comunale ha fatto pochissimo, sparandosi la posa in precise circostanze. I nostri servizi sociali sono allo sbaraglio: o lo si riconosce o, come al solito, s'ingannano i contribuenti, voglio dire le persone, dichiarando che "va tutto bene" e che, anzi, l'assistenza sociale di San Giovanni in Fiore è un modello da copiare, per efficienza ed efficacia. Che cosa dire del liceo classico e dello scientifico, i cui studenti sono ammassati in locali assolutamente inadeguati, col silenzio complice di amministratori, dirigenti e docenti? Che cosa dire dell'ospedale, per cui c'è stato soltanto un corteo piazzaiuolo, alla vigilia delle ultime provinciali, senza elementi concreti sull'effettiva possibilità di riqualificarlo in termini realmente produttivi? Oggi la genericità, la vaghezza e l'approssimazione non pagano affatto: è un assunto economico. Come spiegarlo ai vari Nobel che occupano poltrone e s'arricchiscono senza dare nulla? Che cosa dire dello sfruttamento? Quanti giovani guadagnano 300 euro al mese e firmano buste paga da 1000, perché, se rifiutano, c'è sempre qualcuno disposto ad accettare lo stesso trattamento? Fino a quando deve durare questa porcheria? San Giovanni in Fiore si spopola: i Granato, titolari del ristorante La taverna del gioachimita, hanno lasciato la città, come molte altre famiglie. Antonio Nicoletti, consigliere comunale dello Sdi, ha accusato, a più riprese, questo nuovo esodo di massa. Eppure, sembra che non ce ne accorgiamo. Molti ragazzi della città e dei comuni limitrofi hanno scelto di studiare a Crotone o a Cosenza. Gli istituti superiori si stanno svuotando e, secondo le tante interviste raccolte, la ragione di fondo è che San Giovanni in Fiore non offre più nulla. I commercianti si lamentano, non vendono, sostengono che, ormai, siamo in pochi, a vivere in città. Ma, a sentire chi ci amministra da dieci anni, è "tutto regolare e sotto controllo". Anzi, va molto meglio di prima, perché "le strade del centro storico sono state intitolate agli abati florensi e perché sono state finalmente costruite delle scuole superiori". Non ci poteva essere migliore consolazione e dimostrazione del progresso raggiunto. Anche le preoccupazioni per l'impressionante diffusione della droga costituirebbero, per la stessa gente che governa, il solito tentativo - di giovani in preda ad eroici furori - di denigrare il grande operato d'una maggioranza illuminata e competente. Che, peraltro, ha saputo impiegare, in opere di risistemazione urbana, gli oltre seicento operai del Fondo sollievo, dando loro materiali e progetti da realizzare. Anna Paletta Zurzolo, emigrata in Canada, ha raccontato, nel suo preziosissimo Pane, vino e angeli, di una San Giovanni regolata da un assurdo e patologico sistema di potere. In 50 anni, è cambiato nulla, è sempre uguale, questo comunico ad Anna, che, certamente, avrà una copia del nostro giornale. Come è uguale il comportamento verso gli emigrati, sempre in attesa della Consulta, ormai da quattro anni - nonostante il loro interessamento per l'ospedale civile, col regalo della tac, e per il Parco nazionale della Sila e il Centro storico, con le risorse finanziarie e i continui interventi, in proposito, in tutte le sedi istituzionali, di Heritage Calabria. La spesa pubblica per eventi di richiamo turistico è ridicola. E, oltre al Centro studi gioachimiti, non c'è fermento, in campo culturale. Questa amministrazione non sa valorizzare affatto le potenzialità della città, ostacolando sistematicamente chi si propone e organizza momenti formativi nella cultura, nello sport, nel sociale. Il nostro giornale vigilerà, sarà vicino a tutti e accoglierà tutte le istanze altrimenti respinte. Darà voce al coraggio e alle idee. Perché Fiore sia davvero fiorito. E non un posto arido e deserto.

dall'editoriale pubblicato sul sito www.lavocedifiore.org , dedicato a Gioacchno da Fiore

venerdì 12 settembre 2008

Una mail dall'Associazione "Ciao Mauro"

“io sono più trapanese di voi perché ho scelto di esserlo” – La memoria e la fiducia per la costruzione della società civile

Con quella conferenza e con la “settimana per Mauro” abbiamo concluso la raccolta di firme sull’appello alle istituzioni per la verità sull’omicidio Rostagno, e abbiamo iniziato un percorso nuovo analizzando la risposta dei cittadini trapanesi, le ragioni della loro adesione massiccia all’appello, e della loro apparente distanza da qualsiasi celebrazione - più o meno ufficiale - organizzata utilizzando i canoni tradizionali del linguaggio escludente della informazione, della politica e anche, per certi versi, di quello sindacale.

Abbiamo chiamato le “scienziate” -Bartholini e Testoni- ad iniziare a spiegarci ciò che avevamo vissuto, senza la pretesa di dettare conclusioni di sorta, ma stimolando tutti a fare uno sforzo maggiore per comprendere ciò che era accaduto e come si poteva capitalizzare l’esperienza.

Abbiamo chiamato il giornalista -Abbate- a raccontarci quel mestiere oggi, vent’anni dopo la scomparsa di Mauro, per cercare di capire come si può tentare di fare informazione in un mondo sempre più preda di approssimativi e diseducativi spot, pillole avvelenate di una informazione omologata e asservita al potere del pensiero unico e del piduismo imperante.

Abbiamo chiamato alcuni testimoni, che non avevano il compito di raccontare episodi della vita di Mauro (alcuni di loro, infatti, non lo hanno neanche conosciuto), ma come la loro vita è stata influenzata dalla vicenda umana di Mauro a Trapani. Le testimonianze rappresentate, ne siamo certi, sono solo alcune di quelle possibili, delle centinaia o migliaia che potremmo raccogliere se avessimo le forze di svolgere una inchiesta sociologica sistematica sull’argomento. Quella che una volta si chiamava inchiesta di massa.

Nel corso del prossimo “Ciao Mauro” ci piacerebbe che venissero fuori altre testimonianze da poter rappresentare sul palco se la timidezza non travolge i testimoni, oppure in video, perché abbiamo dimostrato che anche così funziona, basta guardare per tutti l’intervento della Signora Ilardi, quella Giuseppina che Rita ha affiancato idealmente a Mamma Felicia.

Ci piacerebbe ad esempio incontrare quei ragazzi intervistati allora nel corso del corteo funebre di Mauro, oppure uno di quelle bambine che hanno mandato disegni e pensierini a Chicca in quei giorni tristi. Oggi sono donne e uomini fatti, probabilmente hanno figli; chissà cosa fanno, cosa pensano, cosa ricordano? Vorremmo fortemente incontrarli, vorremmo ascoltare la loro storia.

Abbiamo caricati gli applausi e la commozione della sala dopo l’intervento di Giuseppina, anche se capiamo bene che chi non era presente non potrà cogliere fino in fondo l’atmosfera che si era creata. Probabilmente, per avere il senso di quella palpabile commozione, basterà ascoltare le non-conclusioni (per sua stessa dichiarazione) di Rita Borsellino, la quale invitò tutti a lasciarsi un po’ andare alla commozione e alla indignazione, per cercare di ridare alla politica quel senso etico ormai forse irrimediabilmente perduto, e per restituire ad essa il trasporto e l’umanità di cui ha bisogno per tornare ad appassionare il popolo. Popolo nella sua accezione più nobile di “cittadini”, quelli cantati dalla marsigliese, il canto universale della libertà.

Abbiamo caricato separatamente gli interventi, le testimonianze (anche quelle in video) e i momenti più significativi della conferenza, cosicché ciascuno potrà anche guardarla a pezzetti, saltellando da un intervento all’altro, come un iper-video.

Ci piacerebbe, infine, che dalla nostra attività ciascuno cogliesse ciò che gli serve per scrivere altre pagine, per comporre un grande libro collettivo di parole, immagini, scritti e quant’altro. Perché si potessero saccheggiare le testimonianze, le cose dette, le analisi e le ragioni, per farne teatro (Emma ricordi, te lo avevo scritto!), letteratura, informazione e, perché no, politica partecipata. In estrema sintesi costruire reti di relazioni, attraverso il quale si accumula capitale sociale (Zizzi abbiamo capito bene la lezione?).

Speriamo che Ciao Mauro 2008, e ovviamente anche quelli futuri, venga utilizzato anche per questo. Speriamo, inoltre, che si allarghi in una forma irregolare, celebrando non solo la data della scomparsa di Mauro, ma anche quella dell’inizio alla vita, quella del suo compleanno.

Questa è un’ipotesi di lavoro su cui dobbiamo ancora discutere, ma non ce l’abbiamo fatta a tenercela dentro. Vorremmo sapere cosa ne pensate?

A brevissimo invieremo il programma di Ciao Mauro 2008, la locandina e tutto il resto.

Grazie dell’attenzione e di ciò che farete.

Cordialità.

Giorgio Zacco (dell’Associazione Ciao Mauro)

giovedì 11 settembre 2008

Lettera aperta della lista Per il bene comune

13 Settembre: Grillo o Caparezza?

Per il Bene Comune invita a riflettere e chiede:

meno sprechi al Comune e più coerenza a Beppe Grillo



Lettera Aperta



Il comune di Genova promuove la Notte Bianca il 13 Settembre: negozi aperti, stand e tanta musica: Caparezza, Max Pezzali, Fabri Fibra, musica classica al Carlo Felice…costo un milione e 343 mila euro interamente (pare, ma verificheremo) coperto dagli sponsor.



Noi di PBC auguriamo buon divertimento ai partecipanti invitando però tutti ad una semplice riflessione: con questi soldi (anzi molto meno) il Comune avrebbe potuto far fronte all’emergenza sociale che stiamo vivendo (anche se pochi ne parlano): servizi sociali immobilizzati dalle ormai inesistenti risorse economiche per sussidi alle fasce più deboli, inserimenti in strutture residenziali o presidii di riabilitazione per minori, anziani, psichici, inoltre sostegni per persone diversamente abili, aiuti ai senza fissa dimora, e la lista potrebbe continuare….



Da palazzo Tursi potrebbero obiettare: gli sponsor non coprirebbero mai questo genere di spese e l’emergenza, che diventerà tragedia nel 2009, quando gli effetti dell’eliminazione dell’Ici saranno ancora più visibili, (soprattutto per chi lavora nelle cooperative del settore sociale) è dovuta alla precedente giunta Pericu che ha “ipotecato” i prossimi anni per far fronte alle spese del G8 2001 e di Genova capitale della cultura 2004…come a dire: noi non c’entriamo!



Siamo convinti però che con un po’ di impegno i soldi si trovano, cominciando magari ad eliminare gli sprechi (come ad esempio le famose consulenze esterne: possibile che con tutti i dipendenti comunali che ci sono, e con le loro competenze specifiche in ogni settore, abbiamo bisogno di professionisti esterni? La lista degli sprechi sarebbe ancora lunga….)

Noi vogliamo festeggiare quando possono farlo tutti, soprattutto le fasce più deboli.



Discorso diverso per la Notte Grigia organizzata dal Consorzio Pianacci e dai Meet Up genovesi di Grillo sulle alture del ponente Genovese. Interamente autofinanziata e le eventuali raccolte durante la serata andranno a favore delle religiose di Santa Maria di Calcutta e del Centro d'Ascolto del Cep di Prà.

L’evento è chiaramente in contrapposizione alla notte Bianca cittadina con Beppe Grillo e Marco Travaglio (ospiti d’eccezione) che metteranno in luce le disattenzioni della politica verso il ponente genovese: "La scelta dei luoghi della periferia da parte di Grillo - spiegano gli organizzatori - vuole portare l’attenzione sull’atteggiamento che le istituzioni dedicano alle periferie considerate come immensi ammortizzatori sociali urbanistici più che come cintura verde e di comunità locali intorno alla città.” Tra gli altri argomenti in agenda: qualità della vita, benessere e socialità…



Buoni propositi. Argomenti che il movimento Per il Bene Comune ha nel suo Dna. Chiediamo però un atteggiamento più coerente a Beppe Grillo ed ai suoi sostenitori: non si può parlare di attenzione all’ambiente e di qualità della vita senza affrontare il discorso Inceneritori (leggi Scarpino) ed ancora più chiaramente: non si può più o meno apertamente appoggiare alle elezioni politiche una lista come Italia dei Valori di Di Pietro che in più di una circostanza (soprattutto in Liguria)si è dichiarata a favore degli Inceneritori. Abbiamo dimenticato il lavoro fatto in tutta Italia con il Dott. Montanari per rendere noti a tutti gli effetti nocivi delle nano particelle emesse da questi impianti?

PBC Liguria


www.perilbenecomune.net

martedì 9 settembre 2008

13 SETTEMBRE: MANIFESTAZIONE A VICENZA

EMERGENZA
DEMOCRATICA: DIFENDIAMO LA CONSULTAZIONE

APPELLO:
SABATO 13 SETTEMBRE MANIFESTAZIONE
ORE 15.00 Piazza MATTEOTTI

Torniamo in piazza per difendere Vicenza da una nuova base di guerra e la consultazione popolare del prossimo cinque ottobre che il Governo Berlusconi vorrebbe impedire [...]

EMERGENZA DEMOCRATICA: DIFENDIAMO LA CONSULTAZIONE CONTRO IL DIKTAT DI BERLUSCONI E LA VIOLENZA DI SARLO


“SIAMO TUTTI VICENTINI”


Torniamo in piazza per difendere Vicenza da una nuova base di guerra e la consultazione popolare del prossimo cinque ottobre che il Governo Berlusconi vorrebbe impedire.

A Vicenza esiste una emergenza democratica: in questi giorni coloro che vogliono imporci la nuova base statunitense hanno messo in campo tutti gli strumenti a propria disposizione per “estirpare alla
radice”, come scriveva il commissario Costa, la Vicenza che, con tenacia e convinzione, si difende.
Il Presidente del Consiglio ha scritto al Sindaco, ammonendolo che la consultazione popolare potrebbe avere “gravi ricadute”; il giorno dopo, sabato scorso, il Questore ha dato l'ordine
di picchiare cittadini inermi e seduti per terra al termine di una manifestazione autorizzata: i filmati che abbiamo reso pubblici testimoniano chi è il responsabile dell'ingiustificata violenza.

Vogliono farci abbassare la testa, ottenere la nostra dichiarazione di resa, scavalcare la nostra opposizione. Coloro che, a livello nazionale, parlano di federalismo fiscale, sono gli stessi che vogliono impedire l'espressione popolare a Vicenza.

Noi, viceversa, siamo più convinti che mai che fermare il progetto statunitense è possibile. Perché la violenza è segno di debolezza, così come la volontà di annullare la consultazione popolare rappresenta il timore che i promotori dell'opera hanno verso questa forma di partecipazione civica.

Torneremo in piazza, il prossimo 13 settembre; vogliamo portare nelle strade della città berica il coraggio di Vicenza che non si piega alle imposizioni. Vogliamo rivendicare il nostro diritto a percorrere, attraversare, vivere le strade della nostra città senza la minaccia del manganello. Vogliamo difendere la democrazia, rappresentata dal nostro diritto a manifestare pubblicamente, ad agire e a esprimerci attraverso la consultazione popolare senza che essa sia vanificata dall'apertura
dei cantieri. Vogliamo le dimissioni del Questore, responsabile di aver portato a Vicenza
la violenza.

Vogliamo difendere la nostra identità; quella di cittadini che amano Vicenza e la difendono.
Fermarli si può, fermarli è compito di ognuno di noi.

SABATO 13 SETTEMBRE, GRANDE MANIFESTAZIONE PER LA DEMOCRAZIA
RITROVO ORE 15.00 PIAZZA MATTEOTTI



Per adesioni comunicazione@nodalmolin.it

lunedì 8 settembre 2008

VIOLENZA A VICENZA: COMUNICATO STAMPA DELLA TAVOLA PER LA PACE

COMUNICATO STAMPA


Perché con i manganelli? Perché con la violenza?



Perugia, 7 settembre 2008 - All´indomani della violenta carica della polizia contro i pacifisti di Vicenza, Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“La violenza con cui la polizia di Vicenza ha attaccato ieri una pacifica iniziativa del comitato di cittadini che si oppone alla costruzione della nuova base americana sul proprio territorio è un fatto gravissimo. Una grave violazione dei diritti umani e della democrazia.

Voglio esprimere tutta la mia personale solidarietà alle numerose persone ferite, alle loro famiglie e agli organizzatori della manifestazione.

Che bisogno c´era di attaccare a freddo una manifestazione che aveva ricevuto tutte le autorizzazioni e che non minacciava nessuno? Che bisogno c´era di usare la violenza, i manganelli, i calci, gli insulti?

Se questo è il modo con cui il questore di Vicenza (sarebbe utile sapere se si è trattato di una iniziativa personale o se corrisponde ad una precisa direttiva del governo italiano) ha deciso di affrontare le proteste dei cittadini che da tempo si oppongono con ogni mezzo pacifico alla costruzione della nuova base, la condanna di tutti i democratici non deve conoscere esitazioni.

Mi auguro che se ne discuta rapidamente in Parlamento, che venga faccia luce sui fatti e sulle responsabilità, che siano assunte tutte le misure necessarie a che fatti simili non debbano più ripetersi.

Il referendum con cui il prossimo 5 ottobre i vicentini saranno chiamati a dire la loro sulla base si deve svolgere in un clima sereno. Nessuno si può permettere di innalzare la tensione.”


Per contatti stampa:
Floriana Lenti cellulare: 338/4770151
Ufficio Stampa Tavola della pace
tel. +39 075 5734830 Fax +39 075 5739337
email: stampa@perlapace.it sito: www.perlapace.it

domenica 7 settembre 2008

Dialogo per il Mediterraneo

La strada è aperta. Il filo del confronto torna alla luce. Gli ebrei italiani ricominciano a parlare con l’Italia dimenticata, con il Paese lontano e per secoli negato, con la realtà meridionale.

E il dialogo riparte da Bari, dove proprio alla vigila della Giornata europea della Cultura ebraica, ha avuto luogo un’occasione d’incontro, di musica e di degustazione di cibi kasher destinata a segnare la svolta e organizzata dal direttore del Dipartimento Educazione e Cultura Rav Roberto Della Rocca. Ebrei e Mediterraneo, ebrei e Sud. Vicende leggendarie che sembravano relegate ai libri di storia tornano vive. E questa volta scendono in campo le istituzioni. Si mettono in gioco gli enti locali. A cominciare dalla Regione Puglia. E riaffermano il proprio ruolo le istituzioni dell’ebraismo italiano. Un incontro a porte chiuse fra il governatore pugliese Nichi Vendola e il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche Italiane Renzo Gattegna (che era fra l’altro accompagnato dal presidente della Comunità ebraica di Napoli Pierluigi Campagnano) ha gettato le basi per costruire il futuro. A cominciare dal prossimo, ambizioso appuntamento: l’edizione 2009 della Giornata europea della cultura ebraica nell’antichissima realtà ebraica di Trani che sta oggi rinascendo.
“Nel rivolgermi a voi – ha dichiarato alla folla commossa che si riuniva nell’antico Fortino di Sant’Antonio simbolo simbolo dell’Italia slanciata nel Mediterraneo il presidente dell’Unione - sento l’emozione che scaturisce dalla consapevolezza di partecipare alla ripresa di un dialogo e al ristabilimento di uno stretto legame che gli ebrei hanno avuto con il Meridione d’Italia ed in particolare con la Puglia di cui, per oltre 16 secoli, furono parte integrante e componente essenziale. In questi ultimi anni – ha aggiunto - abbiamo preso atto, con attenzione ed entusiasmo, che le antichissime, mitiche traccie della presenza ebraica nell’Italia Meridionale, quei segni che sembravano pietrificati dal tempo e relegati ai musei o ai libri di storia, manifestano nuovi segni di vita e offrono nuovi stimoli culturali. Di questo entusiasmo ho percepito nitidamente l’esistenza già in occasione dei primi contatti con il Presidente della Regione, Nichi Vendola, con l’Assessore al Mediterraneo, Silvia Godelli, e con i sindaci e le autorità locali di tutte le città coinvolte in questa iniziativa. Questo comune entusiasmo non viene attenuato ma anzi viene esaltato dalla dimensione, dall’importanza e dalla difficoltà dell’impresa che ci accingiamo ad affrontare”.
“Vogliamo riscoprire – ha ripreso Gattegna - le traccie di una presenza che è iniziata ai tempi dell’antica Roma, ha attraversato tutto il Medio Evo ed è poi repentinamente scomparsa nel giro di pochi anni che vanno dal 1500 al 1541. La presenza nel territorio pugliese è stata ampia e diffusa tanto che le ricerche storiche ed archeologiche confermano che ha interessato almeno 57 delle città più importanti di questa regione. La vita di queste Comunità fu caratterizzata dall’alternarsi di periodi di libertà e di pacifica convivenza, ad altri di oppressione e di discriminazione.
Il dialogo si è interrotto per ben cinque secoli. Ma oggi è importante prendere atto che sono maturate le condizioni per sanare questa lunga e dolorosa frattura.
Questo è il momento di trovare la determinazione ad agire, a non perdere questa grande occasione , a trasformare rapidamente in concrete iniziative il programma che sta emergendo dai nostri incontri”.
Annunciando il programma 2009 che vedrà Trani protagonista, il presidente Ucei ha anche ricordato che proprio nel centro pugliese da alcuni anni si è ricostituito un embrione di Comunità ebraica che ha ottenuto dal Comune la disponibilità di un’antica sinagoga nella quale vengono nuovamente celebrate le festività ebraiche.
Ma la giornata di Bari ha rappresentato per l’Unione anche l’occasione di rivolgere un fraterno e affettuoso saluto ad un piccolo gruppo degli abitanti di Sannicandro Garganico. “Sono i discendenti di coloro che intorno al 1930 decisero collettivamente di abbracciare l’ebraismo. Molti di loro vivono in Israele, altri in Italia, tutti rimangono testimoni viventi di un evento misterioso e affascinante che ha interessato gli ebrei e la Puglia”.
“Andiamo avanti insieme con coraggio – ha concluso il presidente Ucei - guardiamo al futuro senza dimenticare il passato, anzi facciamo sì che il passato diventi oggetto di studio comune e quindi di arricchimento culturale e civile per tutti”.
E’ stata poi la volta del presidente Comunità Ebraica di Napoli Pierluigi Campagnano che ha svolto un’appassionata relazione sulla storia, le vicende e le speranze degli ebrei nell’Italia meridionale.
“Non sono tempi – ha quindi ammonito il presidente della Regione Puglia Vendola - ben disposti nei confronti della conoscenza della diversità, sono tempi in cui paiono tornare i fantasmi dell’intolleranza. Dobbiamo sempre sentirci in trincea. Noi abbiamo costruito il treno della Memoria, dettato per noi stessi l’agenda del dovere della memoria. Perché la Shoah non è alle nostre spalle, è sulle nostre spalle. Oggi – ha annunciato il governatore - inizia un altro percorso. Siamo nella condizione di porci in positivo molte domande. Chi è l’ebreo, che cos’è l’ebraismo. Per la regione Puglia quella che comincia oggi è una scelta politica. Certo, siamo piccoli nel Mediterraneo, ma non vogliamo restare inerti. Noi vogliamo essere fra i figli di Abramo coloro che tentano di rinnovare il Patto di pace e camminare su due gambe, quella che ci tiene in un passato fatto anche di sofferenze e quella che corre verso il futuro. Il Mediterraneo – ha concluso Vendola – deve smettere di essere retorica e diventare il mare su cui l’umanità rinnova una scommessa di pace”.
Anche l’assessore al Mediterraneo della Regione Puglia Silvia Godelli ha sottolineato l’importanza del percorso che sta cominciando. “Vorremmo riappropriarci dell’intero universo simbolico prima ancora che religioso. La Puglia è stata destinata a incontrare il mondo ebraico dopo la distruzione del Tempio e ha continuato a incontrarlo. Le radici del Mediterraneo non sono solo una cartolina, ma anche vitalità e prospettiva. L’ebraismo italiano parte della società, ma anche elemento di ricchezza e di diversità”.
“Quello che stiamo rivivendo oggi – ha aggiunto l’editore Alessandro Laterza - è un pezzo della nostra storia. Abbiamo il diritto e il dovere di conoscerlo. E non sono più soddisfatto di parlare solo di Shoah. Credo che sia importante parlare di cultura viva”.
“La memoria – ha aggiunto lo scrittore Stefano Levi Della Torre - non deve espandersi come cultura della morte. C’è piuttosto l’esigenza di dare risposte positive.
Dobbiamo tornare a conoscere le globalizzazioni culturali nel Mediterraneo. Gli ebrei del mediterraneo sono stati traduttori anche sotto il profilo metaforico, hanno dimostrato di voler parlare agli altri.
“L’Europa – ha detto David Meghnagi psicanalista e docente università di Roma - è smemorata e affida agli ebrei il compito di ricordare per conto degli altri. Ma la nostra è una cultura della vita. Che ha favorito un grande processo di sprovincializzazione anche attraverso il salvataggio della varietà delle lingue”.
“L’ebraismo .- ha concluso il direttore del dipartimento Educazione e Cultura Roberto Della Rocca - sollecita innumerevoli definizioni, ma finisce per non adattarsi a nessuna. L’identità ebraica indefinibile e polivalente. Siamo un popolo che ha perso il suo centro geografico e che ha trovato nella memoria nel tempo la sua centralità. E siamo un’identità in movimento”.

g.v.

tratto da http://moked.it, il portale dell’ebraismo italiano

sabato 6 settembre 2008

ANCORA SULLA GUERRA...

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 570 del 6 settembre 2008

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it

Sommario di questo numero:
1. La guerra continua
2. "Peacereporter": Continuano le stragi in Afghanistan
3. "Peacereporter": Continuano le stragi anche in Pakistan
4. Giuggiolone batte tutti
5. Manigoldo Sarchiaponi. L'ultima della Commissione Europea
6. Peppe Sini: Alla scuola di Aristotele. Un'insistenza
7. Il "Cos in rete" di agosto 2008
8. Alcuni estratti da "Dio la benedica dott. Kevorkian" di Kurt Vonnegut
9. Giusi Baldissone presenta "Petrarca. Lezioni e saggi" di Natalino Sapegno
10. Alfredo Barberis presenta "Fantasmi" di Tiziano Terzani
11. Francesco Terracina presenta "Liberare l'Italia dalle mafie" di
Francesco Renda
12. Silvia Tomasi presenta "Croce senza amore" di Heinrich Boell
13. Claudio Toscani presenta "Racconti e romanzi" di Carlo Cassola
14. Benedetto Vecchi presenta "Costruire la propria vita" di Ulrich Beck
15. La "Carta" del Movimento Nonviolento
16. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. LA GUERRA CONTINUA

Continua la guerra.
Continuano le stragi.
La guerra terrorista e stragista in Afghanistan.
La guerra cui l'Italia prende parte in violazione del diritto internazionale
e della legalita' costituzionale.
Le stragi, continuano.
La guerra, continua.
La guerra in Afghanistan, terrorista e stragista.
Noi qui, le mani sporche di sangue, di fiumi di sangue innocente.

2. GUERRA. "PEACEREPORTER: CONTINUANO LE STRAGI IN AFGHANISTAN
[Dal sito di "Peacereporter" (www.peacereporter.net) riprendiamo il seguente
articolo del 5 settembre 2008 col titolo "Raid Nato su provincia di Farah
causa sette morti. Fra loro alcuni bambini"]

Un raid aereo compiuto dai soldati della Nato nella provincia di Farah, a
est del Paese, ha causato la morte di sette civili afgani fra cui sembrano
esserci anche dei bambini. Il raid secondo quanto riferito da "Al Jazeera"
aveva lo scopo di "stanare" un importante esponente dei talebani che
probabilmente si trovava nella zona.

3. GUERRA. "PEACEREPORTER: CONTINUANO LE STRAGI ANCHE IN PAKISTAN
[Dal sito di "Peacereporter" (www.peacereporter.net) riprendiamo il seguente
articolo del 5 settembre 2008 col titolo "Attacco di aereo spia Usa nel
Waziristan: 5 morti"]

Secondo un giornalista dell'emittente "Al Jazeera" un aereo spia Usa avrebbe
lanciato tre missili contro un edificio nel villaggio di Qarwik nel
Waziristan, zona tribale pakistana nei pressi del confine con l'Afghanistan.
Il lancio di missili avrebbe causato la morte di cinque persone. L'attacco
sarebbe avvenuto perche' un'informazione giunta ai militari statunitensi
avrebbe confermato la presenza nell'edificio di alcuni cittadini stranieri
affiliati a al-Qaeda. Anche nella giornata di ieri un attacco di un aereo
senza pilota aveva causato panico nella zona del Waziristan.

lunedì 1 settembre 2008

DUE ARTICOLI DA ADISTA

Da www.adistaonline.it archivio 2008, adista documenti n. 60, riprendo questi documenti (uno sul 40° della Teologia della Liberazione e l’altro sul Sinodo della Chiesa Valdese

COME ERAVAMO. IL DOCUMENTO DI MEDELLIN
A 40 ANNI DALLA STORICA CONFERENZA

DOC-2026. BRASILIA-ADISTA. 40 anni sono passati dalla II Conferenza dell’episcopato latinoamericano, svoltasi a Medellín, in Colombia, nel 1968 (24 agosto-6 settembre), ma, a giudicare dall’attuale contesto ecclesiale, ne sembrano trascorsi molti di più. Per quanto i vescovi del Subcontinente facciano memoria dell’evento, considerandolo, come si legge nel messaggio della Conferenza episcopale venezuelana (la stessa che ha mostrato in più di un’occasione esplicite simpatie golpiste), "una pietra miliare fondamentale nella storia e nella pastorale della Chiesa della nostra Regione", ben poco dello spirito di Medellín è sopravvissuto nell’attuale struttura ecclesiastica, travolto com’è stato dalla pesante normalizzazione degli anni successivi, con la conseguente emarginazione dei vescovi che si riconoscevano nella linea di Medellín e lo smantellamento del lavoro pastorale da essi condotto ad opera di successori di linea diametralmente opposta. Cosicché, celebrare oggi l’anniversario della Conferenza suona un po’ come evocare un paesaggio primaverile in pieno inverno.

A ricordarne oggi i punti essenziali sono il teologo della liberazione brasiliano Agenor Brighenti, professore di teologia all’Istituto Teologico di Santa Catarina e all’Università Pontificia del Messico, nonché perito della Conferenza dei vescovi del Brasile (Cnbb) ad Aparecida, e il belga naturalizzato brasiliano José Comblin, uno dei fondatori della Teologia della Liberazione e animatore delle Comunità ecclesiali di base. Con un’unica differenza: se Brighenti, accennando alla Conferenza di Aparecida (svoltasi nel maggio del 2007), le riconosce il merito di aver riscattato e rilanciato le intuizioni essenziali di Medellín, Comblin pone piuttosto l’accento sulle "differenze fondamentali" tra le due Conferenze.

UNA CHIESA IN ASCOLTO DELLA SOCIETÀ E DEI TEMPI:
IL SINODO VALDESE E METODISTA

34553. TORRE-PELLICE (TO)-ADISTA. L’auspicio di una primavera ecumenica, di un nuovo clima di dialogo e apertura nei confronti delle istanze che emergono dalla società contemporanea ha caratterizzato l’appena concluso Sinodo delle Chiese Valdesi e Metodiste, tenutosi nell’abituale cornice di Torre Pellice dal 24 al 29 agosto scorsi. Il Sinodo - che ha visto la partecipazione di 180 membri con diritto di voto e di numerosi membri con funzione consultiva, oltre che di ospiti italiani e stranieri - si è aperto domenica 24 agosto con la predicazione del culto inaugurale, affidata al pastore Paolo Ribet, presidente della Fondazione Centro culturale valdese. Partendo dall’antica professione di fede del popolo ebraico, che inizia con le parole "Shemà Israel", "Ascolta Israele" (Dt 6,4-9), il pastore ha proposto l’immagine di una Chiesa in ascolto: "Si potrebbe pensare che questa sia un’invocazione a Dio per chiedergli ascolto, attenzione, per implorarlo che siano esaudite le preghiere e le suppliche - ha affermato il pastore - ma è vero il contrario: abbiamo qui un ordine perentorio che Dio stesso rivolge al suo popolo perché tenga sempre presente la sua volontà". "Lo Shemà - ha continuato Ribet - non è dunque una dichiarazione di Israele, bensì la proclamazione della volontà di Dio ad Israele. È significativo, allora che queste parole si aprano con l’esortazione forte all’ascolto. Ascoltare l’altro non significa, infatti, soltanto sentirne le parole, non lasciarle sfuggire, ma qualcosa di più grande e profondo: significa aprirsi all’altro, partecipare del suo progetto. Solo di lì può nascere un dialogo fecondo". Un richiamo forte in un momento in cui la violenza e la paura sembrano essere divenute cifra delle relazioni umane. Il pensiero va al clima xenofobo e razzista che si respira nel nostro Paese negli ultimi mesi: "Viviamo un’epoca in cui è necessario ripensare il nostro modo di essere, il nostro modo di porci nei confronti del mondo in cui siamo inseriti - ha continuato il pastore - ed è proprio dall’ascolto e dal confronto con la realtà che noi possiamo tentare di incarnare la Parola di cui siamo portatori". Non esiste però un unico modo di ascoltare le esigenze della gente. "Il modo più facile ed immediato - ha spiegato Ribet - è quello di cogliere i sentimenti di incertezza e di angoscia, titillare le paure della gente, dando risposte visibili, che colgano la fantasia, come può essere l’individuazione di un nemico (il diverso) e l’invio dell’esercito per le strade contro la microcriminalità". Ma vi è anche un altro tipo di risposta che il pastore indica nella "costruzione di una nuova cultura di relazione fra i popoli e le persone": "Non possiamo far finta di non sentire il lamento che corre nel mondo, dal Sud Africa, dove è in atto una terribile caccia all’immigrato, all’Italia, dove vediamo cose che pensavamo di non dover vedere mai, come le ronde contro i campi rom". L’esortazione finale di Paolo Ribet è dunque all’apertura: "Ascolta il grido di dolore degli immigrati in balia delle onde nel canale di Sicilia, ascolta il grido muto di Eluana Englaro che chiede di essere lasciata andare via, ascolta Israele". Una preoccupazione - quella del pastore Ribet - condivisa dal Sinodo, che ha messo le politiche migratorie tra i temi caldi del proprio dibattito. "Siamo preoccupati per quel clima di paura, di sospetto e di chiusura che si sta determinando nel nostro Paese proprio nei confronti degli immigrati" - ha dichiarato Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese. "L’Evangelo che vogliamo annunciare ci libera da questi sentimenti e ci spinge verso un sistema di relazioni basato su altre logiche, quelle dell’incontro, dello scambio, dell’amore". Anche Massimo Aquilante, presidente dell’Opera per le Chiese Evangeliche Metodiste in Italia (Opcemi), nel corso di una conferenza stampa svoltasi il 27 agosto, ha posto l’accento sull’inquietante scenario profilatosi nel nostro Paese: "È con viva preoccupazione che nei mesi scorsi abbiamo assistito a comportamenti razzisti; siamo sconcertati per il clima di discriminazione creatosi nei confronti degli immigrati; siamo però convinti che le Chiese debbano essere una voce a sostegno dei diritti degli immigrati e costituiscano uno spazio nel quale vivere una vera e profonda integrazione".

Un dibattito fertile che ha portato all’approvazione, nella serata del 28 agosto, di un ordine del giorno specifico sul tema delle politiche migratorie: "Vogliamo affermare con forza che migrare non è un crimine", recita il documento, "il governo e il parlamento del nostro Paese, che ha una tradizione di emigrazione non lontana nel tempo, sappiano rispettare i principi di solidarietà e di tutela dei più deboli sanciti nella nostra Costituzione".

Questo atteggiamento di apertura e trasparenza caratterizza da sempre anche la gestione dei fondi che la Chiesa Valdese riceve dai contribuenti italiani grazie al meccanismo dell’8 per mille, che quest’anno ha registrato un’impennata del 13% rispetto all’anno precedente (si tenga presente che queste cifre si riferiscono agli ultimi dati disponibili, relativi alla dichiarazione dei redditi del 2005). "Apprendere che un numero consistente di italiani non appartenente alle nostre chiese - ha affermato Paolo Ricca nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 28 agosto - e parlo dell'85% di chi firma per noi, abbia deciso di devolvere il proprio 8 per mille all'Unione delle chiese metodiste e valdesi, è stata una bella novità. Questi contribuenti ci ricordano che amministriamo dei soldi non 'nostri', e questo dato aumenta la nostra responsabilità nello sforzo di spenderli ragionevolmente, non solo, ma di garantire la piena trasparenza dei fondi".

Al Sinodo, oltre al saluto del vescovo di Pinerolo mons. Pier Giorgio Debernardi (presente all’assise in rappresentanza della Cei) è arrivato anche il messaggio di saluto da parte del presidente del Senato Renato Schifani. "I valdesi - scrive Schifani - hanno sempre rappresentato, nei lunghi secoli della loro storia, un importante elemento di pluralismo e di libertà, conservando la loro fede e la loro identità anche attraverso sanguinose persecuzioni. La presenza della Chiesa valdese costituisce, nonostante la sua esiguità numerica, una voce attenta ai problemi più complessi della contemporaneità e un interlocutore di grande spessore nella scena politica e sociale nazionale".

E proprio al ruolo della Chiesa protestante in Italia è stato dedicato il consueto dibattito pubblico che si è tenuto nella serata di lunedì 25 agosto (v. notizia successiva). Nel corso della cerimonia inaugurale sono state consacrate al ministero pastorale Giuseppina Bagnato, Joylin Galapon e Caterina Griffante, che entrano così nel corpo pastorale delle Chiese valdesi e metodiste, costituito per quasi un terzo da donne.