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lunedì 16 dicembre 2013

IN MEMORIA DI LELIO BASSO. UN INCONTRO DI RIFLESSIONE A VITERBO




Si e' svolto la mattina di lunedi' 16 dicembre 2013 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di studio in memoria di Lelio Basso, nel XXXV anniversario della scomparsa.
Nel corso dell'incontro sono stati letti e commentati alcuni testi del grande combattente antifascista, dirigente socialista e pensatore marxista.
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Lelio Basso e' stato uno dei maggiori protagonisti dell'antifascismo, della Resistenza, dell'impegno civile per la democrazia, delle lotte e della riflessione teorica del movimento operaio, della solidarieta' internazionale per i diritti e la liberazione dei popoli oppressi. Nato a Varazze il 25 dicembre 1903, fin da giovanissimo si impegno' nel movimento socialista e collaboro' a vari fogli democratici, tra cui "La rivoluzione liberale" di Gobetti. Avvocato, antifascista, perseguitato, resistente, il 25 aprile 1945 partecipo' all'insurrezione di Milano. Costituente, parlamentare, dirigente della sinistra italiana, fondatore e direttore di varie riviste (tra cui "Problemi del socialismo"), studioso del marxismo e particolarmente di Rosa Luxemburg. Fondatore della Lega per i diritti e la liberazione dei popoli, promotore della Dichiarazione universale dei diritti dei popoli (Algeri 1976). E' scomparso il 16 dicembre 1978. Opere di Lelio Basso: della sua vastissima produzione si veda almeno l'opera postuma Socialismo e rivoluzione, Feltrinelli, Milano 1980; e l'ampia introduzione (pp. 13-129) a Rosa Luxemburg, Scritti politici, Editori Riuniti, Roma 1967, 1976. Opere su Lelio Basso: per un avvio cfr. Enzo Collotti, Oskar Negt, Franco Zannino, Lelio Basso, teorico marxista e militante politico, Angeli, Milano 1979 (con scritti di Basso e una bibliografia curata da Fiorella Ajmone); Andrea Mulas (a cura di), Lelio Basso. La ricerca dell'utopia concreta, Edup, Roma 2006, Il sole 24 ore, Milano 2013.

Il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo

Viterbo, 16 dicembre 2013

Mittente: "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: nbawac@tin.it e centropacevt@gmail.com, web:http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

domenica 15 dicembre 2013

LAVORI IN CORSO


Cari amici lettori,
lo so che vi ho trascurato. Ma, come al solito, ci sono mille problemi e mille cose da fare. Ma la verità è che volevo costruire un sito migliore di questo blog: un sito un po' più articolato, più curato. Ne ho allestito uno su webnode, ma devo ancora lanciarlo.
Chissà, forse per l'anno nuovo?
Bacioni a tutti

Giuliano

giovedì 3 ottobre 2013

COMUNICATO STAMPA – MUSEO VALDESE, NUOVE TARIFFE

 
La tariffa adulti del museo valdese di Torre Pellice, via Beckwith 3, a partire da ottobre 2013 è di 6 euro (superiori a 65 anni 4 euro; inferiori a 14 anni e studenti 3 euro); la nuova tariffa comprenderà da ora in poi anche le audioguide, che offrono un accompagnamento su tutto il percorso di otto secoli di storia, dal movimento valdese fino al secolo Novecento, in italiano, inglese, francese e tedesco; presto anche in spagnolo.
Al museo valdese è inoltre possibile prendere a noleggio le audioguide anche per la val d’Angrogna, con due opzioni: una lettura da “Le termopili valdesi” di Edmondo De Amicis (Alle porte d’Italia) e il percorso storico “classico” dalla località Serre attraverso il museo delle donne valdesi, il tempio, il museo di Chanforan, la scuoletta Beckwith degli Odin-Bertot e la Gueìza ‘d la Tana. Le audioguide della val d’Angrogna si possono ritirare e restituire anche alla locanda “Il pomodoro”, in piazza Roma, nel capoluogo di Angrogna. (informazioni: segreteria@fondazionevaldese.org)
Ines Pontet
Segreteria generale
Fondazione Centro Culturale Valdese
Via Beckwith 3
10066 Torre Pellice (To)
tel.
+39 (0) 121 93 21 79www.fondazionevaldese.org

giovedì 12 settembre 2013

MILANO DI NUOVO BALUARDO ANTIFASCISTA



Era tutto pronto, e anche nei minimi dettagli: il raduno di molti accorpamenti europei neonazisti e neofascisti, da tempo annunciato con la consueta retorica che accompagna lo stile di Forza Nuova, doveva cominciare oggi a Milano.
Simbolo dell'evento un cavaliere in armatura inginocchiato per ricevere la ''sacra unzione'' della sua missione: a corona di questa medioevale effigie, ecco la lista dei partitini nazifascisti di tutta Europa pronti a nobilitare il suolo italico con la loro possente stirpe e virile presenza, impavidi di fronte ad ogni oppositore che voglia impedire lo svolgersi di questo, a sentir loro, legittimo avvenimento. O forse no. Perché, a quanto pare Milano
Sindaco in testa la città ha ricordato agli organizzatori di essere stata e di voler essere ancora il luogo che sessantotto anni fa diede con Genova il via all'insurrezione che contribuì a liberare per sempre dall'Italia il fascismo come forma di Stato.
Un atto forte, un grido antifascista di pace e politica attivista che vede in Pisapia e in gran parte della società civile del capoluogo lombardo gli attori principali di un ritrovato stato di chiarezza su questo spinoso tema.
Sì, perché vi erano stati dei precedenti, ma l'amministrazione Moratti aveva cercato di dribblare la cosa, spesso fingendo di non accorgersi che sedicenti circoli culturali erano
Embè dirà qualcuno? Esiste o non esiste la libertà d'opinione? Certo che esiste, nessuno lo mette in dubbio, ma l’apologia di fascismo e - per estensione - il nazismo ad esso collegato e di esso sinonimo, è reato in Italia.
Pare sia difficile capirlo, soprattutto in un Paese come il nostro dove i condannati non solo vogliono continuare a sedere in Senato, ma aspirano pure, disinteressandosi totalmente del futuro di milioni di connazionali, a far cadere il governo per riprendere il potere.
Bene, oggi il potere, quello democratico degli elettori e dei cittadini, ha detto che non vuole i nazisti a Milano.
L’Anpi milanese, ad esempio, cita il Sindaco, il quale ha definito il raduno ''uno sfregio per la città'', e chiede ufficialmente che la questura e la prefettura impediscano la manifestazione. Prontamente la Comunità ebraica milanese, per bocca del responsabile ai rapporti istituzionali Daniele Nahum si unisce al coro e definisce ''inaccettabili'' manifestazioni di questo tipo e annuncia che negli stessi giorni verrà organizzata una grande mobilitazione democratica per contrastare questi pericolosi revanchismi.
E cosa fanno i possenti nazifascisti? Quello che fecero sessantotto anni fa: scappano da Milano e cercano di spostare la loro reunion in provincia di Como, Milano sparisce dai manifesti, sostituito da un non ben precisato luogo a nord di Milano.
Sappiamo ora che verranno ospitati a Cantù. Questi signori dimostrano di non conoscere la storia poiché i dintorni del lago di Como non porta un granché bene all'estrema destra italiana. O magari si tratta di destino. L'importante è che Milano sia, oggi come in quel lontano 1945, insorta con contro le ingiustizie e le discriminazioni e ci faccia sentire orgogliosi di essere italiani.
Fabio Pizzi


http://www.unimondo.org/Notizie/Milano-di-nuovo-baluardo-anti-fascista-142439

mercoledì 11 settembre 2013

CONTRO LA MANIFESTAZIONE NEONAZISTA, CONTRO TUTTE LE DESTRE, CONTRO TUTTI I RAZZISTI!

L’ANPI Regionale ha organizzato, con tutti i Comitati Provinciali Lombardia, e con l'adesione delle altre forze sociali politiche e sindacali democratiche, nonché della Comunità Ebraica di Milano, la manifestazione a Como di giovedì 12 settembre, nel luogo del Monumento alla Resistenza Europea, prendendo certo spunto dal raduno neo-nazifascista che si è saputo da poco dovrebbe svolgersi a Cantù, ma intendendo dare un significato più ampio alla presa di posizione del mondo democratico: vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni rispetto alla necessità di contrastare i rigurgiti del nazifascismo in Italia e in Europa, ma anche alla necessità di riconoscere e combattere oggi il fascismo di sempre.
Noi abbiamo chiesto fermamente alla giunta comunale di Cantù, al Prefetto e al Questore di Como che vietino il raduno, e se ciò non avvenisse non potremo che stigmatizzare comportamenti contrari allo spirito e alla lettera della nostra Costituzione e delle sue Leggi attuative. A questi rappresentanti delle Istituzioni Repubblicane rivolgiamo una doverosa precisazione: qui non si tratta di tutelare la libertà di pensiero e di riunione, ma di sanzionare l’incitamento all’odio, alla discriminazione razziale, alla soppressione delle libertà democratiche.
I poteri dello Stato, sia centrali che locali, dunque, sono chiamati a salvaguardare non solo l’ordine pubblico, ma anche l’ordine repubblicano, che non consente l’istigazione al nazifascismo, all’odio e al razzismo.
Sarebbe giusto e doveroso che il Ministro degli Interni diffondesse notizie circostanziate circa i gruppi europei invitati al raduno di Cantù, fornendo conoscenze e direttive ai propri rappresentanti sul territorio.
Non spetta all’ANPI impedire fisicamente le riunioni fasciste, ma appunto, alle Istituzioni repubblicane.
Spetta all’ANPI sollecitarle a ciò, e sensibilizzare gli italiani rispetto al permanere del fascismo di sempre e all’innesto su di esso di nuovi fascismi.
Questo è il senso della manifestazione a Como di tutte le ANPI di Lombardia e del loro impegno quotidiano nel territorio di competenza.
L'ANPI Regionale esprime piena solidarietà alle forze democratiche ed antifasciste di Cantù per l'offesa arrecata dalla sbagliatissima scelta di consentire il raduno neonazista nel loro Comune. 
Milano, 11 settembre 2013 
A.N.P.I. LOMBARDIA
Il Presidente
Tullio Montagna

martedì 10 settembre 2013

L'AGGRESSIONE CONTRO CECILE KYENGE E I CRIMINALI D'ODIO DA PERSEGUIRE

da gennarocarotenuto  5 set 2013

Da mesi (l’ultimo episodio è avvenuto a Ostia) un ministro della Repubblica, Cécile Kyenge, è oggetto di una persecuzione criminale fatta di un crescendo di gesti tenebrosi, provocazioni, offese, minacce, aggressioni che sempre più paventano quella fisica e con i quali la società civile non può accettare di convivere.  Tali gesti sono inequivocabilmente inseribili tra i cosiddetti «crimini d’odio» riconosciuti dalla Legge Mancino (205/1993). Questa sanziona non solo gli atti violenti ma anche l’istigazione e l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Non ci troviamo quindi solo di fronte ad un evidente imbarbarimento della vita politica italiana, con spezzoni della società letteralmente impazziti per la stessa idea -per loro intollerabile- che una donna di pelle nera possa essere cittadina e ministra e che considerano anche il solo dibattere sul diritto di cittadinanza ai ragazzi nati in Italia come una provocazione intollerabile. Ci troviamo di fronte ad una sistematica e organizzata aggressione contro una cittadina e donna politica alla quale sempre più è conculcato il diritto a svolgere il proprio mandato, a partecipare a iniziative pubbliche, a vivere serenamente nel proprio paese (arrivando all’infamia di minacciarne l’incolumità delle sue bambine). Tali azioni sono evidentemente organizzate, coordinate e finalizzate a trarre vantaggi politici. 
Anche se tali aggressioni sono venute da un ampio spettro di soggetti (inclusi esponenti di un  partito di governo quale il PdL) ed in forme diverse, alcune organizzazioni politiche di estrema destra, Forza Nuova e Lega Nord in particolare, stanno evidentemente conducendo tali campagne d’odio allo scopo di farsi propaganda, stare sui media, ottenere benefici. È una speculazione che è anche un’aggravante e se ne scorge il disegno, di fronte alla crisi di sistema che viviamo, della volontà di creare un’area politica analoga a quella dei neo-nazisti di Alba Dorata in Grecia allo scopo di entrare o restare nelle istituzioni democratiche svuotandole discriminando parte della nostra comunità. Particolare aberrazione è che le aggressioni a un ministro che, suo malgrado, è divenuto un simbolo della lotta al razzismo vengono ipocritamente spacciate (anche da alcuni media) come un malinteso, fuorviante diritto alla libertà d’espressione (che non è mai diritto all’odio e alla discriminazione). 
Di fronte a decine di episodi evidentemente coordinati e dietro buona parte dei quali è lecito scorgere una regia e una prassi politica odiosa, è tempo che non solo la società civile ma le istituzioni e il governo prendano atto che non basta più perseguire penalmente gli autori materiali di tali atti. È necessario mettere fuori legge tali organizzazioni arrivandone allo scioglimento. Non esiste libertà di discriminazione.

Ringrazio Fabionews per la segnalazione